19.5 C
Roma
sabato 23 Ottobre 2021
- Advertisement -

Se non hanno brioches, che mangino pane!

La guerra di Maduro contro i panettieri in Venezuela

Di Elisa Todesco

“Se non hanno più pane, che mangino brioches!”

Questa è la celebre frase attribuita, a torto o a ragione, alla regina Maria Antonietta. Però, da circa una settimana a questa parte, la Regina francese potrebbe non essere più la sola a vantare questo curioso legame con i prodotti da forno. Infatti, norme sempre più restrittive hanno pervaso la quotidianità dei panettieri di Caracas, dopo che il presidente venezuelano Maduro ha individuato nei panificatori la causa suprema della fame che attanaglia la popolazione. Per capire meglio questa storia, e le ragioni che potrebbero determinare un esproprio forzoso delle panetterie, è bene fare un piccolo passo indietro, ricapitolando brevemente le vicende venezuelane e la crisi economica che attanaglia lo stato sudamericano.

Tutto iniziò alla fine degli anni ’90, quando Ugo Chavez divenne presidente del Venezuela. Il programma politico di Chavez, che si potrebbe definire rivoluzionario e innovativo, era il “chavismo“, ovvero una sorta di socialismo democratico, basato su ideali socialisti, di democrazia diretta, femminismo, diritti umani e internazionalismo, in contrapposizione al modello capitalistico offerto dall’Occidente. Sotto la guida carismatica di Chavez, nel paese, vennero introdotte nuove e drastiche riforme economiche, basate sul principio del socialismo o, a detta di alcuni think tank statunitensi, assistenzialismo di stato.

Il principio cardine del “chavismo” consisteva nell’immettere sul mercato internazionale le risorse naturali di cui è ricco il Venezuela (principalmente petrolio), ridistribuendo una parte degli utili direttamente alla popolazione; a questo si affiancava la statalizzazione di industrie private e nessun investimento sulla produzione di altre risorse necessarie per la produzione dei beni di prima necessità per la popolazione, il cui approvvigionamento era relegato interamente all’export.

Queste politiche furono possibili grazie a congiunture economiche favorevoli, che per anni garantirono la possibilità di vendere le risorse naturali a prezzi relativamente alti, il che determinò il cosiddetto “boom venezuelano”. Se i risultati di queste politiche furono, comunque, per alcuni anni decisamente soddisfacenti, esse restarono sempre e comunque confinate nella famosa “ottica della cicala“. Chavez, infatti, anziché sfruttare il momento d’oro del Venezuela, che portò lo stato a essere una delle prime economie dell’America Latina, non adottò nessuna delle precauzioni fondamentali per una sana politica economica di lungo termine, come risparmiare delle risorse per i periodi meno favorevoli. Anzi, sfruttando l’alto PIL pro capite, Chavez indebitò il Venezuela con gli organismi internazionali per portare avanti il suo progetto.

La magica bolla del socialismo democratico, tuttavia, si frantumò con la crisi economica e con il crollo del prezzo del petrolio al barile. Ora è il presidente Maduro, succeduto a Chavez dopo la sua morte, a dover fronteggiare le conseguenze di vent’anni di politiche economiche scriteriate, che hanno portato il Venezuela a fronteggiare un’inflazione pari all’800% (più alta di quella di molti paesi in guerra).

Escasez en Venezuela, Mercal – Credit: The Photographer. Licenza: CC 1.0 Universal.

Tuttavia Maduro, anziché correre ai ripari, persiste nel voler portare avanti il sogno del chavismo, rendendo la situazione venezuelana sempre più dura. La ragione per il persistere di questa visione economica non è solamente idealistica, ma anche pragmatica: dato che, con l’acuirsi della crisi economica, è diminuito il livello di democrazia e di rispetto dei diritti umani nel paese. Migliorare la situazione potrebbe voler dire, per Maduro e per il suo governo, dover fronteggiare le proprie responsabilità, magari davanti ad una Corte Internazionale. Questo, ovviamente, rappresenta un disincentivo concreto per l’adozione di nuove politiche.

Vaciando el supermercado – Credit: Eneas De Troya, Licenza: CC 2.0 Generic.

Secondo uno studio condotto dalla Economist Intelligence Unit, la contrazione economica che ha fronteggiato il Venezuela nel 2016 si attesta intorno al 13,7%; più grave di quella che ha determinato il declino della Grecia, con un crollo economico di oltre il 18%. Il Venezuela è passato quindi dall’essere il più ricco dei paesi del Sud America, all’essere il più povero. Sono ormai quotidiane le code che la popolazione deve fare per riuscire ad avere cibo e medicinali, quando riesce a ottenerli, mentre il mercato nero, di beni e valuta estera, è sempre più florido. E qui torniamo ai panettieri di Caracas.

Una delle nuove regole imposte dal governo venezuelano prevede che i panettieri possano essere multati qualora la popolazione debba fare la coda per accedere al pane. Secondo le dichiarazioni di Maduro, infatti, la ristrettezza della quantità di pane non è imputabile alla crisi economica, ma a una guerra economica condotta dai panettieri. Poiché il Venezuela non produce il grano che consuma, ma dipende largamente dall’importazione, il grano viene distribuito ai vari panifici direttamente dal governo, il quale ritiene che quel quantitativo di farina sia sufficiente a garantire l’approvvigionamento di pane necessario. Qualora questo non basti, la colpa sarebbe attribuibile alla cupidigia dei panettieri, i quali, per trarre maggiori profitti, usano le materie prime per la produzione di dolci, che possono vendere a prezzi più alti. Con la nuova legge il 90% della farina dovrà essere utilizzato per la produzione di pane, pena il sequestro dell’esercizio commerciale.

Se si è fatto tutto questo rumore per una brioches, ci si può immaginare l’eco che percorrerà le strade di Caracas dopo quanto è successo negli scorsi giorni.

Protesters – Credit: Carlos Díaz. Licenza: CC 2.0 Generic.

Il 29 marzo, infatti, l’Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento venezuelano, è stata espropriata dei propri poteri dal Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, facendo precipitare il paese in una dittatura a tutti gli effetti. Nonostante Maduro sia intervenuto personalmente perché fosse ristabilito lo status quo ante-espropriazione (dietro forti pressioni internazionali e della popolazione), ormai si è aperta una frattura difficilmente risanabile.

La conflittualità nel paese è ormai alle stelle. Molti se ne sono già andati, emigrati spesso alla volta dell’Argentina, ma sono ancora milioni i cittadini rimasti in Venezuela, stremati dalla mancanza di cibo, di medicine e dall’oppressione del regime e delle forze armate. Ed è possibile che, prima o poi, la polizia e l’esercito, sempre più sottopagati, non riescano più a contenere il malcontento dilagante in quella bomba ad orologeria chiamata Latino America.

Per approfondimenti l’autrice consiglia:


Foto di Copertin: By Hugoshi – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45466369

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -