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sabato 25 Settembre 2021
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Marta Cartabia: la prima donna Presidente della Repubblica

Giurista, accademica e costituzionalista di alto profilo. Prima donna ad aver ricoperto la carica di Presidente della Corte Costituzionale. Politicamente indipendente, da febbraio 2021 è uno dei pochi ministri tecnici del Governo Draghi come Guardasigilli. Da gennaio 2022 Marta Cartabia potrebbe succedere a Sergio Mattarella come 13° Presidente della Repubblica, divenendo così anche la prima donna Capo dello Stato nella storia della Repubblica Italiana.

Chi è Marta Cartabia

Marta Maria Carla Cartabia nasce nel 1963 in provincia di Milano. Si laurea in legge all’Università degli studi di Milano con relatore della tesi Valerio Onida e da lì intraprende una ricca e florida carriera come giurista e accademica. Sia in Italia, con posizioni nelle Università di Verona, Milano, Milano-Bicocca, Bocconi e alla European University Institute di Firenze; sia all’estero, con molte esperienze in Europa e negli Stati Uniti.

Molti sono anche gli incarichi istituzionali ricoperti. A partire dal 1993, anno del dottorato, in cui viene nominata assistente di studio presso la Corte costituzionale. E proprio alla Corte costituzionale ha trascorso 9 anni a partire dal 2011, in concomitanza con il riconoscimento dell’onorificenza di “Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”. Prima da giudice, nominata dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a soli 48 anni, divenendo peraltro la terza donna a far parte della Corte dal 1955. Poi da Vice Presidente e infine da Presidente, ruolo che ha ricoperto dal dicembre 2019 a settembre 2020 come prima donna nella storia della Repubblica Italiana.

Giurista di stampo cattolico, Marta Cartabia è da sempre vicina al movimento Comunione e Liberazione, che frequenta dagli anni degli studi universitari. Prima della nomina alla Corte costituzionale, peraltro, era una delle firme de ilsussidiario.net, quotidiano della Fondazione per la Sussidiarietà che condivide le linee politiche di CL. Giornale sul quale, a suo tempo, Marta Cartabia si espresse con interventi critici su questioni come l’eutanasia e i matrimoni omosessuali.

Oggi, come Guardasigilli dell’attuale governo Draghi potrebbe riuscire nell’impresa di varare un’imponente – e ancora molto discussa – riforma della giustizia che toccherebbe la giustizia civile, penale, il sistema delle carceri e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. Cercando di evitare, o almeno contenere, nuovi conflitti sia tra politica e magistratura, sia tra le forze politiche riunite in maggioranza.

Ma qual è il rapporto di Marta Cartabia con quelle stesse forze politiche che potrebbero eleggerla prima donna a Capo dello Stato nel gennaio 2022? A ben vedere, il suo nome potrebbe mettere d’accordo la gran parte dell’emiciclo parlamentare.

La politica e Marta Cartabia

Se non attira forse le simpatie della sinistra più “radicale”, sicuramente Marta Cartabia è apprezzata da gran parte delle forze di centrosinistra. A partire da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che nell’agosto 2019 non smentirono mai di aver pensato all’allora Vicepresidente della Corte Costituzionale come possibile Premier del nascituro governo giallo-rosso. Ad oggi, è indubbio che con i 5 Stelle sussistano frizioni su alcuni temi toccati dalla riforma della giustizia, come il nodo della prescrizione. Ma è pur vero che Cartabia si è dimostrata “aperta a correttivi” e disposta al dialogo coi pentastellati. Tanto che c’è chi ipotizza che la stessa ministra, conscia della sua possibile elezione al Quirinale, stia mantenendo un atteggiamento accomodante proprio per ingraziarsi il partito di maggioranza relativa. E come insegna un grande della politica italiana, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

C’è poi Matteo Renzi, che si vocifera vanti un legame storico con Cartabia, mai messo in risalto nelle relazioni pubbliche, e che sia stato tra i principali fautori della sua nomina a Guardasigilli.

Quanto al centrodestra, certamente Marta Cartabia è un profilo che rappresenta un punto d’intesa tra i tre “gemelli diversi” della coalizione. Tanto più adesso che la sua riforma della giustizia viene presentata come molto affine a quella Legge Pecorella varata dal governo Berlusconi III nel 2006. E anche la Lega, che ha recentemente lanciato una campagna referendaria coi Radicali Italiani con sei quesiti sulla magistratura, ha dichiarato “fedeltà a Cartabia”.

Perché Marta Cartabia potrebbe essere il prossimo Presidente della Repubblica

Che dire; il curriculum di certo non le manca!

E i tempi sono maturi per dare all’Italia il suo primo Presidente della Repubblica donna. Si tratterebbe per Cartabia dell’ultima medaglia, la più prestigiosa, da fissare al petto; un po’ sullo stile del generale Figliuolo. Sì perché Marta Cartabia può già essere definita una “donna dei record”. Terza donna membro della Corte Costituzionale in 56 anni di attività dell’organo. Prima donna Presidente della stessa Corte Costituzionale. Terza donna Ministro della Giustizia in 75 anni di storia repubblicana. E raro caso di donna indicata come possibile Premier di un governo (nello specifico, quello giallo-rosso che doveva subentrare nell’agosto 2019 al giallo-verde guidato da Giuseppe Conte).

I partiti, come si è visto, potrebbero facilmente convergere sul suo nome. Ma non solo. Se è vero che il Presidente è eletto da Parlamento e delegati regionali, e dunque dalla politica, ovvero dai partiti, è pur vero che la società civile può giocare un ruolo di “moral suasion” nei confronti di questi. Ecco che, tanto per citare un esempio, nonostante le passate manifestazioni di dissenso di Cartabia sul tema dell’eutanasia, un personaggio politico che da anni si batte per la sua approvazione come Marco Cappato plaude pubblicamente all’attuale ministro della giustizia per le sue prese di posizione in favore della tutela mentale dei carcerati.

E Mario Draghi? Non doveva essere lui a succedere a Mattarella? Beh, dall’autunno di quest’anno le casse italiane saranno invase dai milioni di euro del recovery fund. Appare pertanto più saggio agli occhi di molti analisti continuare ad avere Draghi saldamente a Palazzo Chigi fino alle elezioni politiche del 2023. E c’è già chi lo candida al Quirinale per il 2029. A 82 anni.


Samuele Nannoni

Samuele Nannoni
Sono nato nel 1993 a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Fino all'avvento del covid, ho lavorato del campo dell'organizzazione eventi. Qui su TomorrowNews mi occupo soprattutto di politica, democrazia e interviste. Dal 2018 sono il coordinatore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica per la composizione di organi collegiali deliberativi. Dal 2020 sono anche tesoriere dell'associazione PoliticiPerCaso (www.politicipercaso.it), che mira a introdurre le Assemblee dei Cittadini estratti a sorte in Italia con una legge di iniziativa popolare.

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