Dall’11 marzo ad oggi si sono rincorse, sui gruppi Whatsapp e sul web, immagini e voci riguardo l’arrivo di personale e mezzi militari Usa in Italia. Tra la paura dei comuni cittadini e le trame tessute dai complottisti, si è diffusa un’unica spiegazione per giustificare il loro arrivo: gli USA vogliono usarci come cavie per sperimentare il nuovo vaccino contro il Covid-19. Ma sarà davvero così?

Perché l’arrivo delle forze militari statunitensi?

A dispetto di quanto si erano prefigurati i complottisti, l’arrivo di contingenti statunitensi non è (era) legato in nessun modo a sperimentazioni per testare il nuovo vaccino per il Coronavirus (Covid-19). Si trattava di un’esercitazione, Defender Europe 2020, targata NATO e gestita dallo SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe) ovvero il quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa.

Non è una novità, la NATO svolge regolarmente esercitazioni di diversa natura e portata. Nel solo 2019 in tutto il mondo se ne sono verificate 102, Europa compresa. Per evitare il panico tra i civili o la compromissione delle stesse simulazioni, nella maggior parte dei casi non vengono pubblicizzate attraverso i mass media. Ciò tuttavia non significa che si tratti di operazioni sotto copertura: è possibile informarsi su queste iniziative nei siti internet dei Ministeri della Difesa dei Paesi partecipanti o in quello dell’ente organizzatore dell’esercitazione.

In questa occasione, complice lo stato di allarme per la pandemia di Coronavirus e i pochi veicoli in circolazione, non sono passati inosservati i trasporti di mezzi militari su strada, come è accaduto al casello autostradale A14 di Pescara Nord.

Defender Europe 2020, che cos’è?

Lo SHAPE si affida alle parole del Generale Tod D. Wolters, il quale, per descrivere Defender Europe 2020, parla di una:

Piattaforma volta a rafforzare la prontezza e l’interoperabilità delle forze alleate”.

Benché l’operazione coinvolgesse più Paesi appartenenti alla NATO, gli USA avevano predisposto uno dei maggiori dispiegamenti militari della storia, facendo leva su 9 mila dei soldati impiegati nelle varie basi americane presenti sul Vecchio Continente. Da un lato vi era la volontà di ribadire l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Nato, oltre che il sostegno verso i propri alleati europei. Dall’altro vi era la volontà di ricostituire il Pomcus, ovvero il sistema di rifornimento di materiali e mezzi militari pre-posizionati, utile a consentire lo schieramento militare in breve tempo. Si sarebbe trattato di una manovra volta a ripristinare misure previste durante la Guerra Fredda, riadattandole ai giorni nostri mediante un nuovo dispiegamento militare. Oltretutto, sarebbero stati introdotti anche nuovi materiali militari nei punti di raccolta, dal momento che quelli presenti in data odierna risalgono ad una produzione datata di oltre 30 anni.

Ai 9 mila soldati già presenti in Europa avrebbero dovuto aggiungersi altri 20 mila in arrivo direttamente dagli USA, oltre agli 8 mila circa provenienti da diverse nazioni europee, tra cui l’Italia. In rappresentanza del nostro Paese sarebbero dovuti partire un gruppo della brigata Folgore e uno della Garibaldi (Esercito italiano), ma le prospettive di diffusione pandemiche del Coronavirus hanno mutato lo scenario. In una nota il Ministro della difesa Guerini ha dichiarato che l’Italia non avrebbe partecipato, in quanto impegnata nel fronteggiare l’emergenza sanitaria scaturita dal Coronavirus.

Brigata folgore 187° , Reggimento paracadutisti

A seguire anche altri Paesi hanno ritirato la loro partecipazione, sempre come misura di prevenzione contro la diffusione. In particolare, Norvegia, Finlandia ed infine gli stessi Stati Uniti, i quali avevano inizialmente parlato di una riduzione del numero dei soldati impiegati, salvo poi cancellare il 16 Marzo la simulazione.

Defender Europe 2020, tra fake news e voci di corridoio

La confusione generale in merito al reale motivo dell’arrivo di questi militari Usa in Italia e in Europa ha generato numerose fake news, come il fatto che si trattasse di un’operazione d’invasione volta a testare in massa il vaccino per il Coronavirus. A seguire si è parlato del contagio da Covid-19 del comandante dell’US Army Europe, Christopher Cavoli, durante una riunione di alto livello.

Tra le voci di corridoio le più ricorrenti paventano l’ipotesi della messa in atto di questa simulazione al solo scopo di attaccare la Russia. Altri si limitavano a svolgere un’equazione relativamente semplice: l’Europa, assediata dal Coronavirus, non avrebbe potuto che arrenderesti ai militari Usa, i quali avrebbero poi definitivamente sancito l’occupazione del continente.

Aldilà di fake news e voci di corridoio, dovremmo tenere a mente un paio di aspetti: gli Stati Europei sono ancora stati sovrani, ciò vuole dire che nessuno può decidere di occuparli. Non si deve confondere la violazione di questi principi perpetuata dagli Stati Uniti lo scorso Gennaio (che ha portato alla morte del generale Quassem Soleimani) con un’esercitazione programmata, concordata con i Paesi coinvolti e approvata dai rispettivi governi.

Inoltre, per quale ragione Trump dovrebbe occupare l’Europa o ingaggiare uno scontro con la Russia proprio mentre si trova in corsa per un secondo mandato alla Casa Bianca? Gli USA non hanno voluto affrontare direttamente il Cremlino durante la Guerra Fredda, difficilmente lo farebbero adesso.


A cura di Chiara Campanaro

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Chiara Campanaro

Chiara Campanaro

Sono nata e cresciuta nell'affascinante città sabauda. Il desiderio di conoscere il più possibile e di migliorare le mie potenzialità mi ha portata a diplomarmi al liceo classico dove ho avuto l'opportunità di avvicinarmi al mondo del giornalismo, della radiofonia, della televisione e del marketing pubblicitario. Successivamente ho deciso di proseguire i miei studi dedicandomi alla politica e al suo aspetto più internazionale. Infatti, Attualmente, sono una laureanda in scienze internazionali presso l'Università degli studi di Torino. La mia passione per le relazioni internazionali mi ha permesso di diventare anche una redattrice per Bridging China dove mi occupo prevalentemente di relazioni internazionali e business tra Cina ed Italia. Sono una persona eclettica, entusiasta della vita ma forse un po' riservata. Scrivere mi aiuta ad inquadrare la realtà che mi circonda e a trovare un ordine in questo caos dell'era multimediale.
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Sono nata e cresciuta nell'affascinante città sabauda. Il desiderio di conoscere il più possibile e di migliorare le mie potenzialità mi ha portata a diplomarmi al liceo classico dove ho avuto l'opportunità di avvicinarmi al mondo del giornalismo, della radiofonia, della televisione e del marketing pubblicitario. Successivamente ho deciso di proseguire i miei studi dedicandomi alla politica e al suo aspetto più internazionale. Infatti, Attualmente, sono una laureanda in scienze internazionali presso l'Università degli studi di Torino. La mia passione per le relazioni internazionali mi ha permesso di diventare anche una redattrice per Bridging China dove mi occupo prevalentemente di relazioni internazionali e business tra Cina ed Italia. Sono una persona eclettica, entusiasta della vita ma forse un po' riservata. Scrivere mi aiuta ad inquadrare la realtà che mi circonda e a trovare un ordine in questo caos dell'era multimediale.
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