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lunedì 23 Novembre 2020
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Oman, “isola” serena nel caos mediorientale

In quella polveriera che è il Medio Oriente c’è una miccia quasi sempre spenta. Uno stato di cui nessuno sente mai parlare, che sembra sempre curarsi ben poco – almeno apparentemente – degli affari scottanti della regione; questo stato è l’Oman.

Stato ricco, giovane (il 56% della popolazione ha meno di 25 anni) e pacifico, l’Oman divenne un regno indipendente nel XVII secolo, quando la dinastia degli Al-Bausaidi, cui appartiene anche l’attuale sovrano Haitham, cacciò definitivamente i coloni portoghesi dal paese. Il vero fondatore dell’Oman odierno, tuttavia, è ritenuto il predecessore dell’attuale sultano, Qabus, scomparso solo pochi giorni fa, dopo aver regnato per ben cinquant’anni come quattordicesimo sovrano della famiglia Al-Bausaidi. Nel 1970, con l’aiuto degli inglesi (dai quali era stato educato all’accademia militare di Sandhurst), a soli 29 anni Qabus prese il potere spodestando il padre Sayd Bin Taymur, un reazionario di mentalità conservatrice che aveva condotto una politica fortemente isolazionista e che aveva forzato il figlio agli arresti domiciliari dentro il palazzo reale, temendone le idee riformiste. Da quel momento, il paese assunse il nome di Sultanato dell’Oman e Qabus ne divenne il padrone indiscusso. Oltre che sultano, fino alla fine Qabus ha detenuto il titolo di primo ministro, ministro degli esteri e delle finanze, comandante in capo delle forze armate e governatore della Banca centrale. Ben il 70% degli omaniti, ovvero 4 milioni di persone, lavora nel settore pubblico, il che lo rende di fatto un dipendente diretto del sultano.

Come spesso accade in Medio Oriente, anche in questo caso ci troviamo senza dubbio di fronte a un caso di “uomo solo al comando”. Parlando di Qabus, tuttavia, si trattava di un uomo amato ed ammirato dal suo popolo. Sin dal suo insediamento, Qabus ha infatti fatto molto per migliorare la situazione economica del paese, facendolo uscire dal Medioevo in cui ancora si trovava, e per mantenere buoni rapporti con tutti gli stati mediorientali. Basti pensare che, prima del suo arrivo al potere, in Oman esistevano soltanto tre scuole ed un solo ospedale, oltre ad appena dieci chilometri di strade asfaltate. Adesso la scuola è obbligatoria fino ai 18 anni per tutti gli omaniti, gli ospedali sono gratuiti, non esistono tasse e centinaia di chilometri di asfalto lucido attraversano in lungo e in largo il paese, passando per deserti e montagne. Non solo. Essendo un uomo colto e raffinato, amante dei libri e della musica, Qabus ha aperto un conservatorio ed ha fatto costruire l’Opera House, un immenso teatro che ospita le migliori orchestre del mondo. In sintesi, da oltre quarant’anni Qabus gode di una popolarità senza precedenti per il suo paese. Effettivamente, gli omaniti stanno bene; le donne hanno diritti impensabili altrove nel mondo arabo, possono guidare e votano dal 1994. La tolleranza religiosa, inoltre, è a tutti gli effetti una realtà. Nonostante la Legge fondamentale dell’Oman dichiari l’Islam religione di Stato e la sharia principale fonte della legislazione nazionale, al suo interno è anche affermata la libertà di culto, unitamente al divieto di discriminazioni su base confessionale. L’apostasia, inoltre, non è un crimine e non si ha notizia dell’esistenza di detenuti per motivi religiosi.

Proprio la religione rappresenta un ulteriore tratto distintivo dell’Oman. All’incirca il 75% della popolazione è di fede musulmana, ma, contrariamente a quanto siamo abituati a sentire, né il Sunnismo né lo Sciismo rappresentano la corrente di maggioranza nel paese, bensì l’Ibadismo. Un aspetto interessante della dottrina ibadita, praticata pressoché esclusivamente in Oman, è la sua concezione del Corano. Differentemente da quanto ritengono sunniti e sciiti, infatti, per gli ibaditi il Corano non è né eterno né, pertanto, immutabile; queste due caratteristiche appartengono in via esclusiva a Dio ed associarle a qualsiasi altra cosa equivarrebbe a minare il dogma dell’unicità di Dio stesso. Non solo. Così come per il Cristianesimo, anche per l’Ibadismo la salvezza proviene in buona parte dal compimento di opere buone nonché da una corretta etica del lavoro di stampo protestante, il che spinge i fedeli a possedere un forte dovere morale verso le proprie attività lavorative.

Nel 2011 anche in Oman, come in molti altri paesi del Medioriente, vi fu una Primavera. Nessuno ne ha mai parlato, nonostante le centinaia di oppositori rinchiusi nelle carceri. Il motivo di questa mancata attenzione da parte dei media occidentali è forse dovuto al fatto che, ad esempio, nella città di Sohar, il fulcro delle dimostrazioni, sia in costruzione sotto decisione dello stesso Qabus una zona industriale da 15 miliardi di dollari che darà lavoro a 30 mila persone. O che abbia aumentato i salari e deciso, parallelamente, di dare l’equivalente di 386 dollari al mese ai cittadini in cerca di un impiego; una sorta di “reddito di disoccupazione”. Inoltre, il sultano ha concesso più ampi prerogative e poteri all’Assemblea Consultiva, la camera bassa del Parlamento omanita, istituita nel 1991 dallo stesso Qabus ed eletta a suffragio universale dal 2003, a contrario del Consiglio di Stato, la camera alta, i cui membri sono nominati direttamente dal sovrano. Tutte misure che hanno appagato – almeno momentaneamente – le istanze che avevano spinto alle manifestazioni nel 2011. Dunque, una Primavera finita in sordina, non sufficientemente elettrizzante per giornali e televisioni.

Tuttavia, per un paese immerso nella delicata realtà mediorientale come l’Oman, la cui economia dipende per circa l’80% dall’estrazione e dal commercio del petrolio, le sfide sono all’ordine del giorno. Sinora, la posizione di equilibrata neutralità si è rivelata un successo per l’Oman, garanzia di stabilità e benessere. Così come Qabus aveva sostenuto l’accordo di pace tra Egitto e Israele alla fine degli anni Settanta, attirandosi le critiche di gran parte del resto del mondo arabo, attualmente egli si sta impegnando per la fine dei conflitti nel vicino Yemen, senza tuttavia intervenirvi con azioni militari. Parimenti, negli ultimi anni nessun commando omanita ha preso parte alla lotta allo Stato Islamico nei paesi mediorientali coinvolti nella lotta al Califfato.

Discostandosi notevolmente dagli altri membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo – di cui l’Oman è membro insieme ad Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar – l’Oman ha inoltre deciso, negli ultimi anni, di rafforzare i rapporti con l’Iran con lo scopo di riuscire a far affidamento sul gas iraniano quando, tra non molto, le riserve del paese si saranno esaurite. Proprio per questo l’Oman è stato tra i mediatori degli incontri dell’accordo sul nucleare tra i funzionari del governo di Teheran e i rappresentanti dei 6 stati firmatari dello storico accordo del luglio 2015 (Stati Uniti, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina e Germania).

La sfida più grande del futuro recente per l’Oman sembra tuttavia provenire dall’interno. Per succedere a Qabus, l’amato e venerato sultano che ha fornito benessere, pace e ricchezza al paese, il Consiglio familiare ha scelto il cugino dell’ex sovrano, Haitham bin Tariq Al Said. Un uomo che ha già ricoperto diversi ruoli di governo, tra cui quello di ministro della cultura, ma soprattutto che è a capo del comitato che supervisiona lo sforzo di riforma del paese “Oman 2040”.

Se “l’isola” serena omanita è riuscita per tutti questi anni a vivere ai margini delle tensioni e degli scontri mediorientali, adesso potrebbe dunque essere il fragile equilibrio interno al paese a diventare precario con la scomparsa del padre-padrone dell’Oman Qabus.


A cura di Samuele Nannoni

Samuele Nannoni
Samuele Nannoni
Sono nato nel 1993 a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Fino all'avvento del covid, ho lavorato del campo dell'organizzazione eventi. Qui su TomorrowNews mi occupo soprattutto di politica, democrazia e interviste. Dal 2018 sono il coordinatore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica per la composizione di organi collegiali deliberativi. Dal 2020 sono anche tesoriere dell'associazione PoliticiPerCaso (www.politicipercaso.it), che mira a introdurre le Assemblee dei Cittadini estratti a sorte in Italia con una legge di iniziativa popolare.

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