Bentrovate e bentrovati o voi che amate la settima arte! 

Qualche mattina fa leggevo l’oroscopo – sotto il segno cinefilo ovviamente – e con una certa presunzione mi diceva: “Sei felice? Ridi, dovresti essere felice questo è il tuo mese!”. Niente amore nell’oroscopo del cinefilo, niente lavoro o amicizia (sorry dude Mago Fox). Riportava solo che dovrei essere felice… Ebbene, stavolta credo che le stelle le abbia lette davvero bene, specie quelle che illuminano Hollywood.

Di fianco l’oroscopo, ecco infatti sbucare il palinsesto cinematografico a cavallo tra il mese di settembre e quello di ottobre: Once Upon a Time in Hollywood, Joker, Yesterday, El Camino, Irish Man… Devo continuare? Perché, in effetti, potrei davvero continuare con pellicole più di nicchia che hanno poco da invidiare al cinema maistream. Ma intanto vi faccio rosicare un po’ per non essere andati al cinema a gustarvi almeno i due capifila di questi capolavori.

 

Un Tarantino che delude tanti ma sorprende molti

Once Upon a Time in Hollywood: penultima (?) fatica di uno dei registi più apprezzati e discussi di questo ventennio, amato dai giovani ma il cui amore, almeno in questa occasione, non sembra essere stato totalmente ricambiato. Ecco che il sensei, nuovamente, evita di raccontarci il presente e ci porta in uno dei suoi periodi storici preferiti: la Los Angeles degli anni 60/70.

So che a molti questo piccolo capolavoro non è piaciuto perché Quentin ci ha abituato ad un cinema diverso che ricordiamo pieno di battute frizzanti, lunghi dialoghi, una buona dose di tecnica registica e soprattutto eccellenti sceneggiature ed intrecci, a volte anche semplici. Ah, e poi c’era la violenza, certo… Quindi qui non si trova tutto ciò? In realtà questo è il film più tarantiniano che ci potessimo aspettare, una lettera d’amore incondizionata verso l’industria cinematografica e non verso i suoi fan. Per dirla in termini poco tecnici, c’è molto poco fan-service in questo film (a parte un paio d’inquadrature del sempre longevo e sempre al top Brad Pitt con il torso nudo) e molto amore e rispetto verso sé stesso e ciò che ama, una sorta di “Quentin-service”.

Veniamo alla trama, che tanto conoscono tutti… O forse no? Nel caso, sappiate che sì, si tratta di uno spoiler ovviamente, quindi attenzione!

Rick Dalton (Leonardo Di Caprio) è un attore televisivo western nella cui carriera abbondano sopratutto personaggi secondari – specie nei film – ed in particolar modo villains: ma cosa fa un cattivo in tutti i western che si rispettino? Beh il cattivo… Muore! Non certo un toccasana per la carriera di un attore, in quanto la gente davanti alla TV ti vede, ti riconosce e sa già che farai una brutta fine per mano del buono alla fine del film e quindi beh… Davvero poco creativa la sceneggiatura democratica degli anni 60’! Ad ogni modo, in questo film, Di Caprio non interpreta la tragedia come l’abbiamo visto fare negli ultimi lavori, ma in una chiave che non gli riconoscevo da anni (forse dai tempi di Prova a Prendermi): è lui è la linea comica del film. Forse vi suonerà un po’ riduttivo, ed in effetti lo è, ma io l’ho interpretato e mi è arrivato molto come linea comica, una versione hollywoodiana di Stannis LaRochelle con qualche rotella in meno fuori posto ma con ogni complesso e forma di megalomania del caso. Personalmente l’ho trovato molto divertente specie negli ultimi 20 minuti; poiché, una volta che le briglie della narrazione sono sciolte e possiamo avere il Tarantino old school, il personaggio mette in mostra il meglio di sé – o forse dovrei dire peggio – e ve lo scrivo ridendo, abbiate fede.

Di Caprio si merita un bell’8 per la sua interpretazione sempre di altissimo livello. Lo stesso non può dirsi del suo personaggio (comunque un simpatico soggetto), ingabbiato in una sceneggiatura che vuole mostrare più che lasciarlo raccontare ai suoi attori.

Cliff Both (Brad Pitt): il caro vecchio Brad è sempre stato un sottovalutato e questo film ne è l’ennesima conferma. Lui paga un po’ il “prezzo” della sua bellezza, uno di quelli che diventa celebre ai più intanto perché “è un figaccione” e poi per le sue prestazioni attoriali. Cliff Both ad ogni modo è uno stuntmannon sento il vostro grazie a Tarantino per dare spessore ad un ruolo enormemente sottovalutato ad Hollywood, proprio come il nostro Brad – e nello specifico la controfigura di Rick Dalton (Leo Di Caprio). Nel suo passato c’è un omicidio presunto – perché Tarantino è abile a farci vedere solo alcune parti; siamo noi a dover riempire i puntini a piacere – della moglie e tante bravate. Cliff è un po’ il lato cupo della storia, non che ci sia un vero lato cupo, ma tra i due protagonisti è forse quello più riuscito. Al di là della bravura dei due attori che sono stati magnifici, è stato maggiormente caratterizzato e anche capace di strappare qualche sorriso di tanto in tanto. Cliff inoltre è il protagonista di una delle scene madri – quella al range di Manson – ed è sempre lui il primo carnefice della Family (ops) oltre ad essere la figura più vicina allo spettatore di tutto il film.

Il suo rapporto con Rick Dalton è quasi ossimorico: quest’ultimo è la star che vive tra le colline hollywoodiane con un poster gigante di sé stesso come segna posto per l’auto, Cliff invece vive in una roulotte con un cane. Il loro è un rapporto atipico, che però va ben oltre il set cinematografico – non li vediamo mai girare una scena insieme. Il tempo che passano insieme è per lo più in macchina o a casa di Rick a bere, fumare e guardare film. Definiamola come una coppia di persone che si avvertono l’un l’altro come qualcosa in più di un fratello ma qualcosa in meno di una moglie; tenerissimi!

Questo film, come ogni film di tarantiniana matrice, è pieno di altri personaggi, ve ne cito giusto qualcuno che magari conoscete: Al Pacino, non lo conoscete… Ah beh ok, allora Margot Robbie? Neanche lei? Luke Perry o magari Dakota Fanning? Kurt Russel, Damian Lewis, Margaret Quelley, Timothy Olyphant? A leggerli tutti i nomi di queste stelle mi è più chiaro perché l’oroscopo ci abbia preso così bene stavolta!

Se mi è piaciuto questo Once Upon A Time in Hollywood? Acciderbolina si! Le musiche sono al livello anche senza Morricone? Corbezzoli se lo sono. E la regia, vincerà mai un Oscar per la regia Tarantino? Beh fidatevi di me che leggo l’oroscopo del cinefilo: se non vince la statuetta per la regia in questo film, il buon Quentin, non la vincerà più. Sarò profetico?

Immagino vi stiate chiedendo se la recensione finisce qui. In un certo senso sì, perché accantoniamo quel “ladro” di Quentin, ma solo per trattare del pagliaccio più famoso al mondo – nonostante non faccia ridere nessuno: Il Joker! (anche se a me fa molto ridere il fatto che uno dei cinecomic più cupi e personali che abbia mai visto parli di un clown).

 

Il nuovo Joker poco comico di un regista comico

Inizio dicendovi che provo compassione, ma questa volta non scrivo ridendo, per tutti coloro che sono andati a vedersi questo film con l’intento di sostenere “a mee Hit Legger ha stato più bravo!” (“per me Heath Ledger è stato più bravo”, come interpreta la frase la Crusca) e uscendo dalla sala hanno cercato alla rinfusa nel loro piccolo cervello una motivazione, e dico una, che fosse valida a fomentare questo inutile confronto. Perché questa non era una sfida attoriale tra due fenomeni bensì una diversa interpretazione dello stesso personaggio non solo per gli attori ma per tutti quegli altri che stanno dietro la macchina da presa o con una penna in mano cercando di caratterizzare al meglio il clown più famoso al mondo. Beh, missione compiuta ragazzi! Perché stavolta avete fatto un Bingo (citazione al Colonnello Landa) e questo Joker è tutto ciò che volevo dal cinecomic di Tod Philips. Vi state chiedendo chi sia immagino; beh ve lo dico io, è il creatore e regista di “Una notte da leoni” e “Parto con il folle” e li ovviamente potreste dire “ma come…Questo fa commedie demenziali e ora tratta l’evoluzione di una dei personaggi più cupi del fumetto?” Eh si, ma questo dovrebbe insegnarci, se ce ne fosse bisogno, che giudicare qualcuno solo per il suo passato è da terrapiattisti.

Joaquin Phoenix è il Joker per la regia di Tod Philips, scelta di cast eccellente perché nessuno, forse solo Daniel Day-Lewis, ha la sua espressività ad Hollywood e nessuno, forse solo Cristian Bale, si fa alcun tipo di problema a perdere 30 kg in poco tempo per recitare una parte. Niente caos, niente “mostriamo ai cittadini di Gotham che fanno schifo tanto quanto i cattivi”, niente eroi in tuta aderente che volano tra i palazzi. In questo film abbiamo un uomo realmente malato e le conseguenze di una società che l’ha realmente abbandonato rendendolo invisibile. Questo film è una lezione di psichiatria avanzata, un corso di formazione per uomini dallo stomaco forte, un sincero studio della mente umana e dei suoi lati più oscuri. Perché Joker non è un criminale che cade nell’acido, né un misterioso criminale proveniente da non si sa dove. Joker è un uomo di nome Arthur che ha subito la vita sulla sua pelle e di cui ogni aspetto è un orribile incubo che nessuno sarebbe in grado di sognare, figuriamoci vivere. La sua risata? Non il semplice vezzo del cattivo di turno che intimorisce i suoi avversari ma una patologia clinica riconosciutagli. Non è un semplice gioco delle parti, con il cattivo appunto caratterizzato da una risata malvagia; quella di Phoenix è una risata di dolore ed è struggente vederlo spesso ridere e piangere allo stesso tempo… Tanto cinema ragazzi miei, tanto tanto cinema!

Durante la proiezione del film siamo spinti ad empatizzare con Arthur poiché capiamo il suo desiderio di essere amato pur senza amarlo noi stessi e non ci è difficile comprendere come si senta invisibile dinanzi ad un mondo che lo evita e che si sente a disagio quando lui è in scena. Una serie infinita di drammatiche ironie ed ingiustizie rendono Arthur sempre più paranoico fino ad una discesa inevitabile, violenta ed irrevocabile. L’attenzione e l’interesse di tutti lo abbraccerà solo nel momento in cui accetterà i suoi impulsi più nichilisti e distruttivi, indossando per sempre il trucco da Joker e facendoci vedere la sua rivolta personale, poi finita in rivoluzione anarchica, sia in qualche modo “comprensibile”; non giustificabile ma comprensibile.

Tod Philips sembra volerci ricordare che il diavolo esiste. Non vuole farci simpatizzare con lui, ma in un certo senso vuole giustificare l’inferno che ha creato. Il prodotto finito risulta assai distante dai cinecomic a cui ci hanno abituati in questi anni e sono convinto che alcuni non apprezzeranno questo Joker – non l’interpretazione quanto la sua scrittura – ma penso che più o meno tutti possiamo concordare che ci voleva come il pane; perché, non so voi, ma iniziavo a stancarmi di tutti quegli eroi che si fanno battutine mentre il mondo sta saltando in aria.

 

In conclusione…

Non voglio aggiungere altra carne al nostro fuoco. Ci sono ovviamente anche dei difetti in entrambi i film ma direi che da mangiare per oggi ne avete e non abbiate fretta di finire perché certi piatti vanno gustati lentamente e senza fiatare perché non si sa quando ricapiteranno.

E voi, che ne dite? Siete già andati a vedere questi due capolavori? Come avrete letto, li ho trovati superlativi e non solo, mi hanno fatto riappacificare con l’oroscopo dopo un paio di colpi a vuoto. Per cui ricordatevi di sorridere perché questo è il vostro mese, cinefili!

         


A cura di Sebastiano Belfiore                                                                                                                                     

The following two tabs change content below.
Avatar

Sebastiano Belfiore

Studente di Scienze Internazionali presso l'Università di Torino. Un giorno capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, io oscillo un pò qui un pò la... Questione di prospettiva.
author

Sebastiano Belfiore

Studente di Scienze Internazionali presso l'Università di Torino. Un giorno capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, io oscillo un pò qui un pò la... Questione di prospettiva.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *