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giovedì 29 Ottobre 2020
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Pearl Jam, il ritorno in grande stile con l’album Gigaton

È uscito lo scorso 27 marzo l’undicesimo album di studio dei Pearl Jam. Si tratta di un lavoro protratto per molto tempo: iniziato nel 2017, viene interrotto bruscamente a causa della morte di Chris Cornell (a cui è dedicata “Come then goes”) e ripreso molti mesi dopo. La morte del cantante dei Soundgarden (ma anche degli Audioslave e dei Temple of the dog) ha segnato profondamente la vita e lo stesso impegno nell’industria musicale dei Pearl Jam, rischiando di mettere un punto definitivo alla loro carriera. Come è stato dopo la morte di Kurt Cobain, a seguito della quale il gruppo, alle voci che li davano per spacciati, rispondono con “Vitalogy”, uno dei loro album migliori.

L’impegno politico racchiuso nel potere della musica

Anche stavolta la band ha saputo cavalcare l’onda della ribalta con un ottimo album: “Gigaton”. Il nome deriva dall’unità di misura di massa equivalente a un miliardo di tonnellate ed è spesso utilizzato in climatologia (si usa questa dimensione per quantificare il distacco di ghiaccio ai poli). È un album che scava nella parte di più intima dell’animo umano, alla ricerca della sua dimensione più pura e maggiormente in contatto con il mondo circostante.

In una società che volta le spalle a madre natura, Eddie e compagni proprio in essa traggono la forza di parlare di loro stessi, della loro vita e delle loro fragilità. Ma non solo: come possiamo ben leggere nel testo di “Seven o’clock”, non manca quella buona dose di invettiva politica e denuncia sociale nei confronti di un establishment governativa incurante del cambiamento climatico e del problema ambientale. Come era già accaduto nel 1994 con la battaglia legale contro il colosso dei biglietti Ticketmaster e nel 1996 nella campagna contro l’elezione presidenziale di Bush junior, l’impegno politico della band non si è mai nascosto. Anzi, i ragazzi di Seattle sono sempre stati i portavoce di quella parte di America che rivendica l’indipendenza, la libertà e il rispetto del pianeta.

Tra un ritorno alle origini del grunge, e dunque alle sonorità dei primi album e alcune sperimentazioni semi-elettroniche (come “Buckle up” e “Dance of Clairvoyants”), “Gigaton”segna il ritorno in grande stile di chi non mai smesso di credere nel potere della musica. La musica è un linguaggio universale, proprio come la natura. È attraverso la musica e la natura che il disco parla della vita e dell’importanza di connettersi con il pianeta. La nascita, la morte, le nostre emozioni e le nostre esperienze, tutto ritorna nella natura, inevitabilmente. Questo disco rappresenta la risposta a chi dava i Pearl Jam per “morti” e l’ennesima dimostrazione di come il gruppo abbia ancora molto da trasmettere. I testi filantropici e poetici di Mr. Vedder esplodono, anche in quest’ultimo lavoro, in tutta la loro carica emotiva.

Pearl Jam


Musica e politica: Pearl Jam VS Donald Trump

Nel corso della loro lunga carriera, ci sono stati molti momenti in cui Vedder e compagni hanno detto la loro senza mezzi termini. Questo disco rappresenta uno di questi momenti. Accanto all’infinità tristezza che accompagna il ricordo di Chris Cornell, troviamo l’infinita rabbia nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sin da subito le decisioni del nuovo presidente si scontrano con gli schieramenti personali dei membri della band. Imprenditore di successo e multimiliardario, Trump è uno dei maggiori esponenti del capitalismo più spietato: dopo la celebre frase “Climate change is a fake news, si è impegnato a eliminare qualsiasi traccia delle risorse rinnovabili, puntando molto sull’industria pesante. Ma non è finita qui: ha alzato il livelli di inquinamento industriale ed è uscito da ogni trattato internazionale finalizzato al contenimento delle emissioni. 

Accusato da molte donne di stupro, ci hanno pensato i Pearl Jam con “Can’t deny me” a dar voce a queste accuse, partecipando anche a diverse manifestazioni. Durante il discorso di accettazione alla Rock and Roll Hall of Fame, Eddie Vedder ha ribadito più volte che il cambiamento climatico è reale. Che tutti dobbiamo combatterlo e che non dobbiamo lasciarci fagocitare dalla tecnologia, ma che anzi dobbiamo salvare il pianeta proprio per godere della sua bellezza.

Pearl Jam

Queste parole non sono passate inosservate, sia perché sono state pronunciate davanti a milioni di spettatori, sia perché palesemente riferite alle affermazioni del presidente. Durante i live in Italia nel 2018 (Milano, Padova e Roma) si sono ripetute più volte scene in cui il gruppo mostrava bandiere della pace e cartelloni con scritto “F*** Trump”. Proprio durante il live di Milano, si è raggiunto l’apice. Qualche giorno prima la First Lady, Melania Trump, aveva indossato una giacca con scritto “I don’t care“. Il messaggio, pare, fosse riferito alla decisione del marito di separare le mamme dei rispettivi figli al momento dello sbarco (decisione quasi subito ritirata). La signora Vedder, proprio durante il live nel capoluogo lombardo, ha indossato una giacca con una scritta molto provocatoria in risposta a Melania: “I care, why don’t you?“.

Insomma è una battaglia senza esclusione di colpi, tra chi punta esclusivamente al guadagno, e chi si trova dalla parte dei più deboli. “Gigaton” è l’ultimo lavoro in cui ancora una volta Eddie e compagni denunciano la deturpazione del pianeta per mano di un “Sitting Bullshit. I Pearl Jam sono l’esempio di una musica impegnata, inclusiva e che dà voce a chi è schiacciato da una politica corrotta e manipolatrice.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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