Note introduttive

Il fenomeno della sicurezza degli aeroporti tocca una moltitudine di aspetti, che, inevitabilmente, si innestano nel panorama della privacy e creano dibattiti inerenti al rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali.

Dai varchi di sicurezza, al passaggio ai gate per l’imbarco, fino all’atterraggio e al ritiro dei bagagli. I passeggeri di un volo possono essere sottoposti a molti controlli di sicurezza, più o meno “invasivi”. Come si vedrà, la questione non è per nulla semplice. Le principali linee guida in tema di sicurezza aeroportuale sono regolate dal Programma nazionale per la sicurezza dell’aviazione civile (PNS). Le misure e gli adempimenti del PNS hanno il compito di garantire la tutela della sicurezza, la regolarità e l’efficienza italiana ed estera dell’aviazione civile nel nostro Paese.

I controlli dei bagagli e dei passeggeri

Questi controlli vengono svolti da parte di agenzie esterne con propri operatori aeroportuali, autorizzati dal D.M. 85/99, e sempre, sotto la supervisione degli organi di polizia giudiziaria. I bagagli a mano sono quegli oggetti che il passeggero può trasportare con sé nella cabina dell’aeromobile sistemandoli, su indicazioni del personale di bordo, nei comparti portaoggetti soprastanti o sotto al sedile anteriore. A norma del D.M. 001/36 è permesso il trasporto in cabina di un solo bagaglio, che sia corredato di un’etichetta nominativa, purché le dimensioni dello stesso non superi complessivamente i 115 cm. In particolare, questo dev’essere idoneo a transitare nel rullo dei controlli ai raggi X.

L’ENAC permette, inoltre, di portare con sé altri oggetti, tra cui porta documenti o pc e via dicendo. I bagagli da stiva invece sono articoli registrati, che vengono consegnati al vettore per il trasporto nella stiva dell’aeromobile, e non possono essere raggiunti dal passeggero durante il volo. Il fatto che tali bagagli debbano, obbligatoriamente, essere pesati, etichettati e registrati sul biglietto del passeggero, può porre a riflessioni in tema di privacy. Durante i controlli di sicurezza dei bagagli a mano gli operatori aeroportuali utilizzano apparati metal detector, nonché apparecchi per l’ispezione radioscopica e strumenti per la rilevazione di esplosivi. Il personale addetto ai controlli di sicurezza potrà chiedere al passeggero di aprire il proprio bagaglio, al fine di compiere un maggior controllo sullo stesso.

I controlli riguardano, ovviamente, lo stesso passeggero. Prima di passare sotto il metal detector, l’utente verrà invitato a togliere qualsiasi oggetto metallico che indossi (cinture, occhiali…) e a passarli sotto lo scanner. In caso di dubbi il personale potrà procedere a un controllo manuale del passeggero, chiedendo altresì di togliere ulteriori indumenti quali ad esempio le scarpe. Regola fondamentale, in tal senso, è che gli operatori controllino i soggetti di sesso maschile e le operatrici controllino i soggetti di sesso femminile.

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La scansione facciale

La tecnologia di face boarding consente di velocizzare i tempi di attesa negli aeroporti per il riconoscimento dei passeggeri. Tale strumento ha il compito di far venire meno la presenza di biglietti, carte di identità e passaporti obsoleti. Tra i vantaggi del riconoscimento facciale, infatti, vi è quello di permettere a un passeggero di essere immediatamente ammesso al volo, salvi i controlli degli altri requisiti richiesti.

Il check-in aeroportuale che comprenda un’analisi biometrica del passeggero per analizzarne il volto porta a un complesso dibattito in materia di violazione della privacy. Al momento infatti, non c’è ancora alcun regolamento condiviso in materia.

Una, nessuna e centomila tutele dei dati personali

Quando decidiamo di prendere un aereo, portiamo con noi due tipi di dati personali: comuni e sensibili. Per intendersi, i dati personali comuni sono quelli che genericamente riguardano una persona. Ma i dati sensibili sono quelli che “…rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona” (art. 4 GDPR).

Dunque, nella valigia con cui viaggiamo possiamo trovare entrambi i dati personali, da una particolare lingerie alla nostra maglietta preferita, dal Corano al balsamo per capelli. In realtà, anche la scansione facciale configura un particolare trattamento di dati sensibili, ossia il dato biometrico del nostro volto.

Generalmente, il trattamento dei dati personali, soprattutto sensibili, richiede particolari cautele e garanzie, stabilite dall’art. 9 GDPR: “…deve essere proporzionato alla finalità perseguita, rispettare l’essenza del diritto alla protezione dei dati e prevedere misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti fondamentali e gli interessi dell’interessato”.

Ma è proprio qui che viene il bello. Qualora il trattamento dei dati personali (anche sensibili) fosse necessario per adempiere ad un interesse pubblico, quale la pubblica sicurezza o la tutela della vita dei passeggeri, la normativa privacy diventa più elastica. Infatti, gli artt. 9 e 23 del GDPR dicono una sola cosa: trattare i dati personali per queste finalità è possibile persino a prescindere dal consenso dei soggetti interessati (ossia, i viaggiatori). Basta un bel cartello o una bella informativa, ben spiegata ed evidenziata nell’edificio.

Tutto ciò però non dà adito ad un trattamento indiscriminato ed illimitato. Ci sono delle garanzie minimali da rispettare, che la legge e i Regolamenti ENAC devono prevedere. In particolare: a) dev’esser assicurata ai soggetti interessati-viaggiatori un’adeguata informativa sul trattamento (quali sono le finalità, chi sono i titolari e responsabili del trattamento, ecc.). b) dev’essere fatta un’analisi dei rischi di violazione della privacy. c) devono essere evitati dei trasferimenti illeciti di dati personali a terze parti non autorizzate.

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Potremmo riassumere quanto detto in poche parole: assicurare la sicurezza dei voli e degli aeroporti è estremamente necessaria (soprattutto di questi tempi), ma non deve mai portare ad una (illegittima) compressione del diritto alla privacy. I due interessi (costituzionalmente garantiti) devono essere contemperati (come dimostrano le varie Informative di trattamento contenute nei Regolamenti dei singoli aeroporti).

In conclusione, non esiste un solo diritto alla privacy (o nessuno affatto). Negli aeroporti, come altrove. Piuttosto, la tutela dei dati personali è elastica. Essa assume molteplici forme per adattarsi ad ogni circostanza, ad ogni rischio per i diritti e le libertà personali, ad ogni interesse generale prevalente. Ma non potrà mai esser messa completamente da parte.


A cura di Ermanno Salerno e Valentino Gardi

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Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
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