Il 2019 verrà ricordato come l’anno in cui le piazze sono tornate a riempiersi, cinquantuno anni dopo il Maggio ’68. Tra le proteste di piazza, viene subito in mente il movimento Fridays for Futurenato in risposta all’attivismo promosso da Greta Thunberg. Ci sono state le strade di Parigi gremite di Gilets Jaunes prima e di contestatori della riforma pensionistica di Macron poi. Infine, ci sono state le proteste di piazza a Santiago del Cile ed Hong Kong, con le strade gremite di giovani che esternavano a gran voce il loro malcontento nei confronti delle politiche adottate dai rispettivi governi. Questi sono soltanto alcuni dei “moti” che hanno animato il 2019. Cosa è rimasto di queste proteste di piazza oggi e quali sviluppi hanno preso?

Manifestazioni controverse in tutto il mondo

Mentre gli scioperi per l’ambiente continuano da Sidney a Nairobi, passando per Mumbai e Berlino, l’attivista svedese Greta Thunberg, insignita del premio Nobel per la Pace 2020, prosegue la sua protesta contro i leader globali, accusati di non aver fatto abbastanza per invertire questo drammatico trend.

L’opinione pubblica, tuttavia, non ha risposto compatta a sostegno di queste voci. Tra le facili ironie sull’aspetto di Greta e il suo morbo di Asperger, in molti non credono ai reali pericoli e ai danni prodotti dall’inquinamento globale e dal Global warming. Uno su tutti il Presidente statunitense Donald Trump, il quale confonde i problemi climatici con il meteo, non perdendo occasione per attaccare le posizioni ecologiste dell’attivista svedese e dei suoi sostenitori, ribattezzati gretini dai “negazionisti climatici” italiani.

Trump tweet

A Parigi, come in altre città francesi, proseguono da oltre un anno le proteste dei Gilets jaunes nei confronti del Presidente francese Emmanuel Macron e dei suoi tentativi di apportare modifiche al codice stradale, da un lato diminuendo sulle strade pubbliche i limiti di velocità da 90 a 80 km/h, dall’altro aumentando i costi di benzina ed autostrade. Ad inizio dicembre si sono aggiunti alle proteste di piazza anche altre categorie di lavoratori, come i ferrotranvieri, i conducenti di mezzi pubblici, gli avvocati e i tornitori, tutti uniti dal comune disaccordo nei confronti della riforma delle pensioni proposta dal Président de la République. In Italia una riforma simile fu realizzata dal Governo Monti nel 2011, la così detta Riforma Fornero. In quell’occasione però le proteste di piazza furono molto modeste se paragonate alla grève parigina. In Francia, secondo la maggior parte dei sondaggi, le contestazioni sono sostenute dal  53-60% dei cittadini e bocciate soltanto dal 32-38%.

Con una dinamica molto simile a quella dei Gilets Jaunes, migliaia di persone si sono radunate pochi giorni fa a Piazza Italia, nel centro di Santiago del Cile, per esternare il proprio malcontento nei confronti della decisione del governo di aumentare i prezzi dei trasporti pubblici. La popolarità del presidente Sebastián Piñera è oggi ai minimi storici, tanto che il governo cileno è stato costretto ad adottare misure molto drastiche per limitare le violente contestazioni.

Volando dall’altra parte del mondo, ad Hong Kong sono scesi in piazza cittadini di ogni età, in opposizione all’approvazione di una legge che avrebbe permesso l’estradizione dei dissidenti/condannati politici a Pechino. Fiumi di persone con i loro ombrelli colorati si sono riversate nelle strade: siamo ancora lontani da quanto accadde nel 1989 in piazza Tienanmen, ma raramente si sono viste proteste di piazza così partecipate nella Cina contemporanea e moderna.

Guardando a casa nostra, è stato senza dubbio il movimento delle Sardine ad aver rubato la scena. Nato a Bologna da quattro ragazzi che volevano contestare e contrastare l’apertura della campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni ragionali in Emilia-Romagna, questo movimento si è presto diffuso in tantissime altre città. Le richieste della piazza sono per lo più legate ad un cambio di paradigma nella comunicazione e nel modo di fare politica, in particolare una politica meno incentrata sull’odio e sulla paura del diverso.

Un futuro segnato dall’incertezza

Molti giovani, seguendo le orme dei nonni nel ’68, sono tornati a scendere in piazza per chiedere cambiamenti. Se la politica ed il dibattito politico si sta sempre più spostando sui social e sulla televisione, queste iniziative sembrano smentire la retorica delle “nuove generazioni” assuefatte alla realtà plastificata e immutabile che li circonda. Per quanto concerne il reale impatto delle Sardine sull’azione politica e pubblica, è presto per esprimere giudizi. In Italia, nel recente passato, gli ultimi movimenti ad aver “conquistato” le piazze sono stati il Popolo Viola prima ed il Movimento 5 Stelle poi, in seguito al V-Day di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Nel primo caso si è fermato tutto al No Berlusconi Day del 5 dicembre 2009, mentre il M5S è entrato nelle istituzioni e dal 2018 è al governo del Paese, benché con risultati quanto meno discutibili.

Le incertezze sul futuro (dal lavoro alle pensioni, dall’ambiente alla società) sono diventate un peso quasi opprimente per le generazioni che nei prossimi decenni dovranno cercare di risolvere problemi causati per lo più da coloro che li hanno preceduti. Anche nel 2020 le piazze si riempiranno di slogan, cartelloni e manifestanti desiderosi di esprimere il loro dissenso verso un mondo che dopo la crisi finanziaria del 2008 fatica a riprendersi. Gli sviluppi futuri più plausibili diventano quindi due: o i movimenti di piazza riusciranno a svilupparsi in movimenti sociali o partiti, vedasi i claudicanti tentativi del popolo delle Sardine oggi in Italia, o qualche leader coraggioso e opportunista cavalcherà il malcontento della piazza per sovverchiare l’establishment al potere, così come ha in parte fatto Trump nel 2016.

A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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