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lunedì 23 Novembre 2020
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Quando la natura travolge l’economia. Il Covid-19 è il nostro Cigno Verde?

Il Cigno Verde è finalmente arrivato. Quello che secondo molti policy maker e Think Thank avrebbe potuto essere l’evento in grado di mandare a gambe all’aria l’economia e la finanza globale si è manifestato tra noi con il nome di SARS-Covid-19. Il Cigno Verde è la suggestiva metafora che la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha coniato per indicare i rischi provenienti dal Climate Change in relazione alla stabilità finanziaria mondiale.

Il Cigno Nero

Fino ad oggi è stato più facile imbattersi nel termine “Cigno Nero”. Questa espressione fu coniata ai tempi dell’Impero Romano da Giovenale per indicare una persona dalle grandi qualità e molto difficile da incontrare. All’epoca infatti erano conosciuti soltanto i cigni bianchi. Dei cigni neri non si aveva conoscenza, se non attraverso racconti mitologici. Questa espressione racchiude in sé l’idea che nè il ragionamento deduttivo né quello induttivo siano infallibili. L’appurata convinzione che tutti i cigni siano bianchi era data da una falsa premessa, resa tale dall’esperienza sensoriale (nessuno fino al XVII secolo aveva avuto modo di vedere dal vivo un cigno nero). Un evento impronosticabile o non ancora conosciuto, come per l’appunto la reale esistenza di un cigno nero, può verificarsi anche contro le migliori predizioni o analisi fattuali della realtà. Con il passare dei secoli il termine ha assunto un’accezione completamente differente, andando a indicare un evento tanto impronosticabile quanto incredibile.

A rilanciare il termine nella moderna accezione finanziaria è stato il saggista ed esperto di scienze dell’incertezza Nassim Nicholas Taleb. Egli riprese nel 2007 questo concetto delineandone alcuni punti fondamentali, come l’irrepetibilità dell’evento e l’impossibilità di poterlo predire. Nel suo libro citò come esempi delle sue teorie la nascita di internet, l’11 Settembre e la fine dell’URSS. Si trattava di eventi che ebbero un innegabile impatto sulle nostre esistenze e che a loro volta sconvolsero i mercati finanziari.

Taleb

Un evento naturale imprevisto e sconvolgente: il Cigno Verde

All’interno del suo testo, Taleb portò avanti l’idea che la specie umana fosse completamente cieca di fronte alla casualità e inerme davanti ad avvenimenti impronosticabili. Siamo in grado di gestire solo eventi o situazioni impreviste facenti parte di quel range di situazioni già vissute o quantomeno conosciute. L’autore sottolineò inoltre come le nostre distorsioni psicologiche, frutto di un’articolata serie di fattori combinati tra loro, rendano impossibile per il genere umano cogliere e accettare questi eventi eccezionali. In poche parole, per Taleb non siamo capaci di comprendere l’incertezza e l’imprevedibilità.

La forza di questa metafora risiede nella capacità di spazzare via come un uragano nel corso di una tempesta tutte le previsioni e le analisi compiute dagli esperti. Esse si trasformano infatti in polvere non appena questo evento si manifesta. Applicando questo concetto alla finanza è facilmente comprensibile come si accentui ulteriormente la portata di tale evento. Dalla nascita dei titoli azionari ad oggi sono stati innumerevoli gli eventi che hanno causato cataclismi nella finanza globale.

L’impossibilità di predire questi eventi determina un vero e proprio unicum al interno delle teorie storico-scientifiche. Esse vedono la realtà come il ripetersi di determinati eventi e situazioni. In particolare la corrente del Realismo Politico, che vede la storia come un ripetersi di contrapposizioni e lotte per l’egemonia.

Nemo propheta acceptus est in patria sua

Quello che stiamo vivendo oggi sulla nostra pelle è dunque questo tanto atteso Cigno Verde. Nessuno, a parte forse Bill Gates che nel corso del Ted Talk del 2015, preannunciò questo cataclisma. Essendo ancora immersi in questo evento, come insegnò David Foster Wallace in “This is the water”, facciamo fatica a renderci conto di quello che stiamo vivendo e di quanto stia succedendo.

Mettendo da parte tutte le “teorie del complotto” sull’origine del virus (la colpa è delle scie chimiche, il morbo si trasmette tramite i ripetitori 5G, il virus è stato realizzato in laboratorio…) e scartando anche quelle degne di un film holliwodiano (da un errore in un laboratorio francocinese un pipistrello sarebbe entrato in contatto con del materiale organico contaminato, per finire poi nella zuppa di un ignaro cittadino di Wuhan), non ci resta che una sola causa: l’intervento dell’uomo sulla natura.

Questo genere di virus, assieme a tanti altri ancora sconosciuti (e che si spera restino tali), prolifica in ambienti incontaminati dall’uomo. Come ad esempio nei boschi o in zone impervie disabitate. A causa della crescente deforestazione questo virus potrebbe essere entrato in contatto con altre specie animali, che a loro volta lo hanno trasmesso all’uomo. Così come per l’Ebola, anche il Covid-19 sembrerebbe essere stato “causato” dallo scriteriato comportamento del genere umano e dal suo razziare sempre più dalla natura circostante.

L’Alta Finanza e il pericolo ambientale 

Nel corso dell’Economic Forum di Davos l’argomento emergenza e cambiamenti climatici non è stato nascosto “sotto al tappeto”. Prima del consueto meeting, il Global Risk Report (Rapporto WEF 2020) aveva già posto l’attenzione dei partecipanti sull’allarme ambientale e climatico, tanto da spingere alcuni importanti manager dei più facoltosi fondi d’investimento mondiale a spendere parole dure nei confronti dei colleghi, colpevoli di non prodigarsi abbastanza per la causa. All’interno del rapporto, i primi cinque rischi considerati più probabili sono tutti legati all’ambiente e al clima: eventi meteorologici estremi, fallimento dell’azione sul clima, disastri naturali, perdita di biodiversità e disastri ambientali di origine umana.

Contestualmente all’evento di Davos, la Banca dei Regolamenti Internazionali ha pubblicato il suo opuscolo sui pericoli finanziari legati ad un disastro ambientale intitolato “Cigno verde. Cambiamenti climatici e stabilità del sistema finanziario: quale ruolo per banche centrali, regolatori e supervisori”. Per la BRI gli approcci tradizionali alla gestione dei rischi fino ad oggi utilizzati sono largamente irrilevanti per predire e valutare i rischi futuri. L’estrapolazione di dati dallo storico e le ipotesi di distribuzione sono strumenti inutilizzabili alla luce dei grandi cambiamenti climatici. Se prima della Crisi Finanziaria del 2008 qualcuno era stato in grado di scommettere sul fallimento della finanza, come magistralmente raccontato in The Big Short di Adam McKay, oggi nessuno ha gli strumenti e le capacità per predire il Cigno Verde.

Il Cigno Verde è apparso

Il Coronavirus è dunque il Cigno Verde che molti aspettavano. Esso può essere il primo di tanti sconvolgenti eventi che andranno a segnare il decennio appena iniziato, oppure il tentativo del pianeta di difendersi dalle sconsiderate azioni dell’uomo. La pandemia di Coronavirus ha messo in ginocchio tanti paesi, compreso il nostro, mettendo alla berlina le numerose debolezze e contraddizioni del mondo occidentale. Il discorso oggi è incentrato pressoché completamente sulla ricerca del vaccino per contrastare il Covid-19 e sulle misure economiche da adottare per far ripartire l’economia. Oggi si devono chiaramente cercare le soluzioni per contrastare questo virus e i danni che ha causato. Tuttavia, ciò non toglie che l’attenzione verso il cambiamento climatico e i danni che sta causando debba comunque rimanere molto alta.

A inizio anno ci si interrogava se il 2020, alla luce delle difficoltà economiche e delle crepe che si intravedevano nel mondo della finanza, potesse essere l’anno del Cigno Verde. Non serve arrivare a fine anno per capire che la risposta è sì. E come correttamente riportato all’interno dello studio della Banca dei Regolamenti Internazionali, nessuno è stato in grado di prevedere questo evento catastrofico.


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia
Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.

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