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sabato 23 Ottobre 2021
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Rebuild of Evangelion 3.0+1.0: l’inno all’amore di cui avevamo bisogno

Finalmente è uscito Rebuild of Evangelion 3.0+1.0: dopo una gestazione travagliata, Hideaki Anno è riuscito a fare pace con se stesso, proponendo una conclusione “umana” rispetto a quella per lo più “metafisica” (e di rimando, non proprio immediatamente comprensibile) che aveva contraddistinto la serie originale in 26 episodi.

Con mia grande sorpresa l’opera si è tramutata da un coacervo di dolore e sensi di colpa a un vero e proprio inno all’amore: non starò ad analizzare nei dettagli la trama (abbastanza arzigogolata e di non facile descrizione), ma basti pensare che nella serie vi erano quasi soltanto momenti irrisolti e criptici.

Un film per comprendere l’amore, con tutte le sue “deviazioni” e “devianze”

Nell’ultimo film Rebuild of Evangelion 3.0+1.0 vi è una risoluzione liberatoria che sembra appartenere anche all’autore stesso (che probabilmente non ne poteva più e aveva bisogno di liberarsi dei fantasmi di NGE). Finalmente il rapporto padre-figlio, quello madre-figlio, e successivamente anche quello con l’altro sesso vengono risolti dal protagonista, Shinji Ikari, che così facendo salva l’umanità stessa dal diabolico “Piano per il perfezionamento dell’uomo” messo in atto da Gendo Ikari, il padre di Shinji.

Dopo tanti anni dunque riusciamo anche a capire le origini di questo piano: fondamentalmente, la paura di affrontare l’altro e le proprie responsabilità, ma anche l’incapacità di fare i conti con il proprio “lato oscuro”, la parte che ha peccato. Il piano, di fatto, consiste nel creare un’unica coscienza che azzeri divergenze e singolarità.

Quest’ultimo aspetto ha di recente catturato la mia attenzione, sondando di volta in volta anche quello che pensano in proposito i miei coetanei (che vanno per i 30, per inciso). Rebuild of Evangelion avverte lo spettatore; “senza dolore, non c’è amore” – “senza deviazioni e devianza, è difficile ottenere un’affezione”. Questo sembra un aspetto che la mia generazione non sta più accettando. Viene posto il sentimento di affezione amorosa su di un instabile piedistallo di purezza che mal regge a indagini analitiche.

Il piano di Gendo Ikari sta prendendo forma! Ovvero, la necessità di spogliarsi dei peccati, dell’avere un’aura linda perché…perché sennò non si può amare. In verità Hideaki Anno vuole dimostrarci il contrario: è proprio attraversando le proprie turbe, i propri lati nascosti vissuti come tabù invalicabili, che si può ottenere lo stare con l’altro. Mostrare il fianco per farselo mostrare a propria volta, per rivelarsi umani e non sottospecie di Dei forgiati della materia di un Social Network.

La metafora del bambino e dell’acqua sporca riproposta da Slavoj Zizek è estremamente calzante: se l’affezione amorosa è il bambino, perché disfarsi dell’acqua sporca, delle impurità (vissute come tali) che provengono dal bambino stesso e che fanno parte dunque dell’elemento amoroso? Zizek arriva a dire che dovrebbe essere il bambino ad essere buttato, e non l’acqua sporca. Provocazione che in questo contesto sta per “buttiamo via i simboli caricaturali dell’amore, e invece riappropriamoci delle cosiddette perversioni e devianze”.

Esiste un amore senza deviazione? Esiste un amore senza Edipo o Elettra? La risposta per quanto mi riguarda è “no”, e lo è anche per Hideaki Anno, che da giapponese, popolo di cultura tradizionalista e attento ad argomenti quali “la purezza dell’anima”, ha fatto una gran fatica ad arrivare a questa conclusione.

La sua opera prende le mosse per l’appunto dal rapporto conflittuale tra il protagonista Shinji e il padre, nell’abisso dell’assenza di Yui Ikari, madre di Shinji e compagna di Gendo deceduta negli anni precedenti. Un’intersezione di tensione irrisolta, che sfocia nell’erotismo spicciolo delle figure femminili che si susseguono nella serie e nei film di NGE. Il tutto, con la totale inadeguatezza del protagonista che si trova castrato dall’incapacità di risolvere il suo triangolo familiare.

E’ risolvendo i sensi di colpa pregressi, nell’aprirsi all’altro mostrando difetti e devianze, che allora sì, si può amare, e lo si può fare in una qualche forma di sanità mentale apparente. Purtroppo ci viene chiesto di vivere la nostra sfera degli affetti (e dunque quella sessuale) in altro modo, tornando a stilemi che probabilmente fanno più parte degli anni ’50 del Novecento: una purezza che zittisca le deviazioni, la non volontà di analizzare perché il sesso nel 2021 si mostra così, il ritorno all’amore sentimento illibato. E questo vive di contraddizioni abnormi: basta farsi un giro casuale su Instagram o su internet in modalità in incognito su Google Chrome per vedere come l’aspetto sessuale ci viene sbattuto in faccia in tutte le maniere (e veramente in tutte le posizioni e perversioni); ma appare come un’accentuazione di sfogo, una droga anestetizzante (un “soma” alla Brave New World) che sta a dire “sì, ti mostro ciò che non puoi vedere, ma comunque riga dritto moralmente”. E per rigare dritto moralmente s’intende vivere l’affezione amorosa come un qualcosa staccato dalla carnalità, dal voler capire perché effettivamente succedono determinate cose nel mondo umano, nell’animalità dell’atto. Ci è vietato: “funziona così perché…guarda un porno e lo capisci”; ma non risponde comunque alla mia domanda!
Allego parere di Slavoj Zizek sul tema, tratto da un’intervista del 2019 per Repubblica: “È orribile, vogliamo innamorarci senza perdere mai il controllo. Altro che poliamore e sessualità libera, non ci credo. Il vero amore è una caduta, uno shock totale. E invece, complice la rete, stiamo ritornando per altre vie a una sorta di matrimoni combinati, programmati in modo quasi scientifico”. Nella stessa intervista Zizek definisce la pornografia come “ridicola” e “deprimente”.

Rebuild of Evangelion come antidoto contro il logoramento da politically correct

Ed è questo il motivo per cui Rebuild of Evangelion è un vero e proprio inno all’amore: lo è perché, con le dovute limitazioni, affronta proprio questo problema, lo viviseziona.

E’ ammissibile un mondo avvolto da una barriera che annulli il peccato? O è proprio il peccato che ci rende uomini?

La curiosità guida lo spirito umano, la curiosità porta a sbagli, riaggiustamenti, desideri irrisolti. Non riesco a pensare un sentimento di affezione che non attraversi queste fasi e che nel passarci in mezzo non le faccia sue. Probabilmente, invece, ci stiamo ammuffendo su posizioni che si arroccano sul politically correct e che logorano il nostro vivere. Lo rendono paranoico e poco spontaneo. Tutto il contrario di quello che si poteva auspicare da un atteggiamento del genere, che sarebbe dovuto essere includente.

Preferiamo non conoscerci per difenderci da eventuali ferite e dolori, per preservare la nostra forma “pura”. Ma se pure Eva ha colto il frutto del peccato, mi sembra una fatica controproducente e del tutto inutile.


Arturo Leoncini

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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