Il 20 e 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum costituzionale relativo al così detto “taglio dei parlamentari”. Gli elettori dovranno confermare o respingere il testo di legge approvato nell’ottobre 2019. La riforma sarebbe dovuta entrare in vigore a gennaio scorso, ma 71 senatori hanno firmato per richiedere il referendum costituzionale. La votazione si sarebbe dovuta tenere lo scorso 29 marzo, ma è stata rimandata a causa della pandemia.

Cosa prevede la riforma? Una riduzione di circa un terzo dei parlamentari: da 640 a 400 i deputati, da 315 a 200 i senatori. La diminuzione interessa anche gli eletti all’estero: da 12 a 8 i parlamentari destinati alla Camera, da 6 a 4 quelli diretti a Palazzo Madama.

Il Movimento 5 stelle è stato il partito che ha proposto la legge, presentando la riforma come parte di un più ampio processo “anti-casta”. Si sono dichiarati contrari i piccoli partiti, come Radicali, Sinistra Italiana e Più Europa. Hanno annunciato il sì la Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia, inizialmente favorevole alla riforma, vede giorno dopo giorno crescere al proprio interno un cospicuo fronte del no. Il caso più complesso riguarda il PD di Zingaretti: di base favorevole alla riforma, ha condizionato il “si” ad alcuni adattamenti volti a “riequilibrare” la legge elettorale proporzionale, mediante l’inserimento di una soglia di sbarramento del 5%.

referendum costituzionale

Essendo un referendum costituzionale di tipo confermativo, non necessita del raggiungimento del quorum minimo di aventi diritto di voto per essere ritenuto valido. Questo significa che sarà sufficiente conteggiare i voti e vedere, tra sì e no, chi ottiene la percentuale più alta.

Una delle questioni da risolvere riguarda la riapertura delle scuole, prevista per il 14 settembre. Per agevolare la votazione senza al tempo stesso compromettere il rientro nelle aule, il Governo sta valutando uno slittamento del ritorno tra i banchi al 24 settembre. Numerose sono le misure anti-contagio previste per svolgere la tornata elettorale in sicurezza, tra cui anche la sanificazione delle aule. Sia prima che dopo le votazioni.

Cosa cambia se vince il sì?

Come già noto, il referendum del 20 e 21 settembre è di tipo costituzionale, il che vuol dire che un’eventuale vittoria del sì modificherebbe il testo della Carta costituzionale (articoli 56, 57 e 59). Ad oggi l’Italia può vantare un numero di rappresentanti rispetto al totale della popolazione più o meno in linea con quello degli altri Paesi europei. Un’eventuale vittoria del sì ci porterebbe ad avere, in proporzione, uno dei livelli di rappresentanza più bassi.

Le argomentazioni a favore del sì poggiano soprattutto sui risparmi che si genererebbero per i contribuenti, pari a circa 100 milioni di euro l’anno (Cottarelli parla però di 57 milioni). Per i sostenitori del “si”, inoltre, l’approvazione della riforma migliorerebbe il rapporto tra politica e cittadini, velocizzerebbe il processo decisionale e consentirebbe di ridurre la frammentazione politica. Il tutto, senza intaccare i principi fondamentali della nostra democrazia. Anzi, salvaguardandone l’interesse. Con benefici in termini di maggiore efficienza ed efficacia.

Al contempo, il testo della riforma è stato aspramente criticato da numerosi giuristi. In molti sottolineano come alcune regioni andrebbero incontro ad un’inevitabile perdita di rappresentanza. Oltre a ciò, i gruppi parlamentari più piccoli diventerebbero ancor più frammentati, dunque facilmente manipolabili. Infine, a detta di alcuni esperti, è da valutare con attenzione l’impatto che la prossima legge elettorale potrebbe avere sul nuovo Parlamento. Soprattutto per le “storture maggioritarie” che potrebbero manifestarsi e per gli effetti sulle formazioni politiche più piccole.

A detta dei sostenitori del no, il vero risparmio per le casse dello Stato si avrebbe mediante una riforma delle Pubbliche Amministrazioni. Un radicale cambiamento, che possa portare ad un’ottimizzazione di quei processi che ormai da decenni ci inducono ad invocare con urgenza una “semplificazione della burocrazia”.

Nonostante gli interrogativi di alcune compagini parlamentari, stando ai sondaggi, gli elettori avrebbero già le idee chiare. La vittoria del sì appare scontata. Tuttavia, il risultato lo sapremo soltanto dopo il 21 settembre.


A cura di Francesca Faelli

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Francesca Faelli

Francesca Faelli

Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.
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Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.
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