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sabato 25 Settembre 2021
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Ricordi fatali: un passato che non tornerà ha cannibalizzato il presente

La ripetizione dell’attimo, la ricerca di ricordi, di un appagamento pregresso. Il nostro vivere probabilmente è permeato da questa sensazione sotterranea di base; il godimento che dà sicurezza, la sicurezza del godere.

Siamo capaci di vivere soltanto le nostre memorie

La novità passa più dalle azioni che da un mindsetting; un’impostazione dialogica o “cerebrale” inesplorata è lasciata da parte. Sarà che la mia generazione sta affrontando inesorabilmente la fine dei vent’anni e l’inizio dei trenta, ma vedo molte persone che decidono di iniziare un corso di cucina o di ballo, di rafting o di ping pong, con la necessità di scoprire la novità. Di non cedere alla ripetizione di un appagamento che paga sempre, almeno per quanto riguarda la socialità e forme spicciole di divertimento. Non sarò certo qui a fare un’apologia del “replay del godere”, lo prendo semplicemente come dato di fatto, come un “Giorno della Marmotta” dal quale (purtroppo) è difficile scampare.

C’è un pezzo tech-house che passa ultimamente in radio che ha un testo che risponde a questa sensazione di ripetizione, di ricerca del godere, di sospensione per l’incapacità di afferrare il piacere; Summer 91 (Looking back)” di Noizu (Dj di Los Angeles) cattura con alcune semplici asserzioni quello che sto provando a spiegare:

When you don’t realize you’re in the moment
Until it’s a memory

How it used to be living for the ecstasy
Got this hunger to feel it again
Holding on to yesterday, but it seems so far away
Tell me, can we just go there again

I just can’t stop
I just can’t stop lookin’ back
Lookin’ back
No matter what I do
I just can’t stop lookin’ back

Il verso centrale (How it used to be […]) esprime drammaticamente la frustrazione del mancato appagamento. Una costante ricerca del momento passato che ha portato godimento (ecstasy) ma che non ritornerà. La “soluzione” sembra data dal testo seguente (I Just can’t stop lookin’ back), un circolo vizioso che guarda al passato, squalificando indirettamente il momento presente.

La chiave è nella parte iniziale del testo “When you don’t realize you’re in the moment / Until it’s a memory”. In soldoni, non possiamo realizzare di vivere il momento senza che questo sia un ricordo. La storicizzazione, ma soprattutto la simbolizzazione, segue un percorso che necessariamente va a ritroso e torna al presente. Un meccanismo che sa di ritorno al futuro. Una nostalgia perpetua che nega anche il poter apprezzare l’attualità del momento, poiché non ancora strutturato come storia, come narrazione, come insieme di simboli.

L’elemento positivo di tutto questo è che le memorie sono comunque in atto e si autoproducono, ovvero, non mancheranno nuovi ricordi di godimento, ma il meccanismo è simile ad Achille e la tartaruga: il momento vissuto nell’attuale è pienamente godibile soltanto a posteriori nel ricordo. Non c’è mai aderenza tra attimo presente e godimento (simbolizzato).

Ricordi

Jacques Lacan, psicoanalista francese, in questi termini parlerebbe di “sintomo”, ovvero di un elemento presente che viene soltanto “digerito” e concettualizzato nel futuro. Il misconoscimento iniziale (presente) è necessario per scoprire un qualche tipo di verità. Un “godere”.

Ma Lacan va oltre: il sintomo, avrebbe già in sé tutti gli elementi per essere simbolizzato in un dato modo (in positivo, in negativo, eccetera). Il problema è che non riusciamo a capirlo, se non dopo una successiva simbolizzazione. Siamo destinati a vivere nelle nostre memorie, che, per inciso, sono ovviamente manipolate da noi stessi per crearci una storia e un’identità personale sopportabile e accettabile.

Basti pensare che Lacan arriva a conseguenze estreme nel momento in cui afferma che “non esiste nemmeno l’atto sessuale” (il quale dovrebbe essere l’esempio più “basso”, immediato e materiale del godimento di cui stiamo parlando), ovvero, l’insieme di ciò che avviene durante il rapporto non ha spiegazioni del tutto logiche, non vi è una presenza intellettualmente vigile durante l’atto, ma ha ragion d’essere soltanto dopo come memoria simbolizzata, come sintomo che si infutura in qualcos’altro (ovvero in un atto che si carica di erotismi, feticismi, perversioni, eccetera). Il misconoscimento del sintomo vive nell’inconscio (che comunque ha i propri linguaggi), il quale successivamente si realizza in ricordo e memoria. La simbolizzazione quasi offusca del tutto l’oggetto, o il fatto sintomatico.

Vecchi e nuovi media: il mercato della nostalgia e la commercializzazione dei ricordi

Prendiamo ad esempio South Park: i “Ricordacini” (Memberberries in inglese) sono dei grappoli d’uva nostalgici; assuefanno i loro fruitori (ovvero coloro che li mangiano) con Africa dei Toto in sottofondo, parlando di Ghostbusters, Star Wars e altri miti anni ’80-‘90: “Ti ricordi di Chewbecca?” – “Ti ricordi di Slimer? – “Ti ricordi di Jurassic Park?”; poi però le memorie prendono una piega strana: “Ti ricordi di quando non c’erano così tanti immigrati?” – “Ti ricordi quando il matrimonio era soltanto tra un uomo e una donna?”. Successivamente si capirà che i Ricordacini sono soltanto un cavallo di Troia per l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti, ossia uno stratagemma per la creazione di un sostrato di memorie piacevoli che portino terreno fertile per scopi politici. Dunque la simbolizzazione non è neutra, come detto, ma è subdolamente faziosa, architettata per gli scopi più vari, per il raggiungimento di qualsivoglia godimento.

I ricordi su Instagram e Facebook si inseriscono in questo meccanismo di simbolizzazione dei ricordi: lo sguardo a cosa si era pubblicato in un dato giorno del passato ci fa sempre pensare a tempi migliori degli attuali o a ricordi strutturati che vivono di una luce soltanto negativa o positiva. La ripetizione del godimento o della repulsione per il non-godimento ci guida nelle nostre decisioni quotidiane. La novità, come detto, si riduce a variazioni di un già visto che non tendono a cambiare orizzonti e credenze. Siamo esseri che tendono a conservarsi e per farlo adottano strategie sicure e collaudate, guidate dal nucleo centrale del godimento. Il problema sta nel non riuscire ad afferrare il momento, l’attimo di per sé va perso in favore di una successiva storicizzazione.

Il nostro periodo storico attuale vive ancor di più di questa dinamica: basti pensare alla quantità spropositata di remake, sequel, spin off, cover, remix che esistono di qualsiasi cosa; un ripetersi costante della Storia (che trent’anni fa era stata data sulla carta per finita, appunto) che non conosce pausa.

Sullo sfondo la commercializzazione barbara di qualsiasi cosa possa far tornare indietro la nostra memoria in improbabili viaggi temporali (non a caso ho una montagna di videogame e console anni ’90/2000 che mi osservano mentre scrivo; senza contare le “mini console”, veri e propri pezzi di plastica con due chip in croce, ma con la scocca a forma di videogame iconicamente anni ’80-’90), con gli addetti al marketing di aziende e multinazionali che oramai cominciano ad avere l’età di chi scrive e che sistematicamente giocano con sentimenti, malinconia e pubblicità per cercare di catturare il sottoscritto in qualche acquisto avventato.

Il movimento giocoso che fa riferimento alla Vaporwave si basa proprio su questo: un’orgia di estetiche anni ’80-’90 sotto steroidi che, tramite musica e grafiche di vario genere, denunciano la ripetizione commercializzata di godimenti immediati e fittizi.

Nel frattempo, un’ideale prospettiva attuale e futura non esiste: simboli e feticci passati alimentano e determinano il nostro godimento ultimo, con buona pace del tanto celebrato carpe diem.


A cura di Arturo Leoncini

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TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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