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lunedì 23 Novembre 2020
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Riscaldamento globale: più caldo vuol dire più pioggia

Il riscaldamento globale farà cadere più pioggia sulla faccia della Terra. Non solo: ne modificherà l’aspetto, trasformando gli ambienti naturali che oggi la ricoprono. Ciò farà la fortuna di alcune specie, e porterà disgrazia ad altre. Ma soprattutto, sarà un dono avvelenato per molte attività umane. Anche per quelle che lo hanno favorito.

Più caldo vuol dire più pioggia

Molti di noi associano al caldo la siccità estiva. Il legame tra precipitazioni e riscaldamento globale non è sempre evidente. Perché il cambiamento climatico dovrebbe far piovere di più?

La risposta sta nella fisica dei passaggi di stato. Pensiamo ad una pentola piena d’acqua posta su un fornello. Man mano che la pentola assorbe calore dalla fiamma, la temperatura del liquido sale. E l’acqua inizia a evaporare dalla superficie ben prima che si raggiunga il punto di ebollizione. Inoltre, via via che la temperatura aumenta, cresce la velocità dell’evaporazione.

L’effetto Serra opera in modo simile. Se la temperatura media del Pianeta aumenta, sale anche quella dei mari e degli oceani. Di conseguenza, l’acqua marina evapora più velocemente. E l’aria si riempie più in fretta di vapore acqueo. Ma non è finita qui.

A parità di volume, l’aria calda può contenere più vapore di quella più fredda. Quindi, se la temperatura aumenta, l’Atmosfera potrà immagazzinare al suo interno più acqua. Ma quanta di più? Potenzialmente fino al il 7% in più per ogni grado di riscaldamento secondo l’equazione di Clausius-Clapeyron.

Queste sono le ragioni per cui il cambiamento climatico farà cadere più pioggia. Farà evaporare l’acqua più in fretta, quindi pioverà più spesso. E farà sì che l’aria possa contenere al suo interno più vapore acqueo. Di conseguenza, quando pioverà, verrà giù più acqua.

La scienza ci dimostra che le conseguenze sono già tangibili. Per esempio, nel periodo 1950-2010 il ciclo dell’acqua risulta già “amplificato” del 3% circa. Può sembrare una cifra modesta. Ma è bastato questo per quadruplicare le alluvioni in tutto il Mondo negli ultimi 40 anni.

Più pioggia, ma anche più siccità

Fino ad oggi il cambiamento climatico ha scaldato la Terra di circa 1°C. Ma entro fine secolo la temperatura potrebbe salire anche di altri 3 o 4 gradi. Le conseguenze sull’aumento delle piogge sarebbero drammatiche. Ma c’è un’altra faccia della medaglia da considerare.

Pioggia e siccità hanno effetti molto diversi sugli organismi viventi. Eppure sono causate dallo stesso fenomeno: l’evaporazione.

Il riscaldamento globale la rende più veloce. Di conseguenza, alla fine, dovrà cadere più pioggia. Nel frattempo però, durante i periodi asciutti, il territorio si prosciuga più rapidamente. Qualcosa di simile accade già oggi nelle savane di tutto il Pianeta. Qui, nell’arco dell’anno, si registra molta pioggia, anche di più che nelle zone temperate. Ma nella stagione secca l’evaporazione è molto rapida. E la vegetazione diviene così riarsa che gli incendi sono all’ordine del giorno.

Inoltre, non sempre la pioggia ricade sugli stessi territori da cui il vapore proviene. La circolazione delle masse d’aria potrebbe spingerlo altrove. Alcuni aree del Pianeta potrebbero inaridirsi permanentemente. I modelli sul cambiamento climatico ci suggeriscono che purtroppo l’Europa Meridionale, e quindi l’Italia, è tra queste.

In anni recenti, il nostro Paese ha già cominciato a patire le conseguenze di queste dinamiche. Le foto del Po in secca ci hanno spaventato. Eventi come questi, in futuro potrebbero farsi più frequenti e intensi. Un Pianeta più caldo infatti, vuol dire un clima più estremo.

Un nuovo Sahara verde?

Ciò non implica che la Terra si coprirà di deserti. Siccità non è un sinonimo di aridità. Un luogo è arido solo se la pioggia che riceve durante tutto l’anno è comunque molto ridotta. La siccità invece è un fenomeno passeggero che riguarda solo una parte dell’anno. Anche l’Amazzonia ha la sua stagione secca. Ma piove moltissimo durante quella umida. Ciò la rende uno dei luoghi più rigogliosi della Terra. Quale sarà allora il futuro del Pianeta?

La geologia non lascia spazio a dubbi. La Terra diventerà più umida a causa del riscaldamento globale. Sono i fossili che ce lo dimostrano. Studiandoli possiamo infatti ricostruire il clima di ogni epoca remota.

Una di queste, l’Eocene, è molto interessante. Fu l’epoca più calda dopo l’estinzione dei dinosauri. La temperatura media del Pianeta superava di oltre 10°C quella attuale. Le conseguenze del cambiamento climatico sulle flore e le faune di quel tempo furono spettacolari. Foreste tropicali coprirono l’Europa. Animali tipici di climi caldi, come tartarughe e coccodrilli, raggiunsero il Mar Glaciale Artico. In Antartide i ghiacci si sciolsero, lasciando crescere distese di boschi. In questo periodo anche il “deserto” del Sahara era verde e fertile. Il suo inaridimento iniziò molto tempo dopo.

Il Sahara è probabilmente l’emblema delle pulsazioni climatiche del nostro Pianeta. Si riempie di vegetazione quando il clima si scalda. E poi torna arido quando di nuovo il Globo si raffredda. L’ultimo periodo “umido” risale a circa 9000 anni fa, quando la temperatura delle Terra superò, per breve tempo, quella attuale.

Queste dinamiche sono già visibili nel Sahel, un fascia di savane semi-aride a sud del Sahara. A causa del riscaldamento globale le precipitazioni nel Sahel sono già in aumento. Ed esso ha già ripreso a coprirsi di vegetazione.

Più problemi per l’Uomo

Per concludere, il cambiamento climatico potrebbe rendere effettivamente più aridi alcuni luoghi del Pianeta. Ma se la Terra continua a scaldarsi è verosimile che diventi, nel complesso, più umida e ricca di vegetazione.

Certe attività umane come disboscamento e sovra-sfruttamento pongono in forse questo scenario. Potremmo finire per desertificare i suoli fertili del futuro. Del resto lo stiamo già facendo con i terreni agricoli di oggi. Ma per quanto tempo continueremo a farlo? Le civiltà umane non durano per sempre. Prima o poi crollano su se stesse, restituendo i suoli alla natura.

La prospettiva di un deserto del Sahara di nuovo umido potrebbe rallegrarci. E far apparire il Global Warming meno drammatico di come lo pensiamo. Ma sarà davvero così? Alcune popolazioni stanziate nei deserti del Pianeta potrebbero effettivamente trarne un vantaggio. Ma per gran parte dell’Umanità più caldo vorrà solo dire più problemi. Vorrà dire siccità più lunghe e più marcate, piogge più forti e più frequenti, più inondazioni, ondate di calore e un livello del mare più alto.

Semplici seccature a cui potremo rispondere con tecnologia e investimenti? Forse sì, ma quanto denaro ci vorrà? Quale impatto avranno queste spese su Paesi già gravati da un forte debito pubblico?

Il riscaldamento globale, in definitiva, difficilmente porterà alla nostra estinzione. Ma c’è la concreta possibilità che contribuirà a logorare le nostre già deboli economie fino al punto di non ritorno. È salato il conto da pagare per chi non ascolta i moniti della scienza.


A cura di Luca Frasconi

Luca Frasconi
Luca Frasconi
Sono nato a Firenze, nel quartiere di Novoli, quando ancora c’era la vecchia fabbrica della FIAT. Sono cresciuto nei meravigliosi anni 90, quando tutti ancora credevamo nel futuro e nel progresso. Pensavamo che la tecnologia ci avrebbe permesso di risolvere ogni nostro problema e forse temevamo più il Millennium Bug del Global Warming. Da bambino ho sempre sognato di viaggiare, di scoprire, di vedere con i miei occhi quei paesaggi, quegli animali, quella natura incontaminata  di cui l’indimenticabile Giorgio Celli ci parlava alla televisione. In seguito, la scoperta che mai come oggi le attività umane mettono a rischio quel mondo, fu per me un grande dolore. Decisi di dedicare tutta la mia vita alla Natura. A studiarla, a capirla, a viverla e per quanto possibile a proteggerla. Ho studiato Scienze Naturali a Firenze e poi Ecobiologia alla Sapienza di Roma. Ne ho un ottimo ricordo. I primi viaggi in quell’Africa che tanto avevo sognato da bambino mi hanno ridato la felicità. E una certezza. Tornassi indietro non cambierei nulla di quello che ho fatto.

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