La rapidità con cui l’epidemia di coronavirus è passata dall’essere qualche caso di malattia in un punto sperduto dalla Cina a un serio problema di salute pubblica in casa nostra è quasi surreale, “filmesca”. In due mesi, il mondo ha assistito sbigottito al diffondersi di una malattia che ignora tutto ciò a cui prima si dava tanta importanza. Il virus ha messo in ginocchio la potenza cinese e messo in luce di colpo le debolezze di un sistema apparentemente inscalfibile come la leadership del Partito Comunista. Dopodiché, la malattia ha ignorato i confini, i controlli, i blocchi e ha proseguito lungo la strada della diffusione planetaria. Persino l’economia globale è stata colpita da questa forma di simil-influenza.

 

Identikit

Il virus in questione si chiama SARS-CoV-2. È una particella rotondeggiante, dotata di proteine di superficie che la circondano come a formare una corona – da cui il nome – che la protegge e le permette di aderire ad alcune strutture presenti nel nostro apparato respiratorio. CoV-2 trasporta al suo interno un filamento di RNA – molecola simile al nostro DNA – ed appartiene alla famiglia coronaviridae. Questa ha già causato due diverse epidemie negli ultimi anni. Nel 2003, la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) colpì circa 8000 persone, uccidendone circa il 10%. Nel 2013, la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) iniziò ad infettare soggetti in Arabia Saudita, diffondendosi poi in altre parti del mondo fino ad infettare circa 2500 persone, con una mortalità attorno al 35%.

Tutti questi virus colonizzano normalmente diversi tipi di animali, quali dromedari, volatili, zibetti e pipistrelli. L’infezione si trasmette per via respiratoria, e cioè attraverso le gocce di saliva emesse dal portatore con tosse o starnuti, oppure attraverso il contatto con superfici e oggetti contaminate dal virus. Il nuovo virus ha un “fattore R0” stimato tra 1,5 e 2,4. Trattandosi di un parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una patologia, questo significa che ogni persona infetta ne contagia in media a sua volta altre due.

 

La malattia

Il Coronavirus sotto molti aspetti ricorda l’influenza comune. È una malattia che colpisce l’apparato respiratorio, con un periodo di incubazione di circa quattordici giorni. Le manifestazioni cliniche più frequenti rientrano nei quadri lievi, con febbre, dolori muscolari, tosse, raffreddore e leggera fatica a respirare. I casi più gravi possono presentare polmonite, insufficienza respiratoria e insufficienza renale, arrivando a richiedere ricovero in terapia intensiva. Come per l’influenza, le fasce di popolazione più a rischio sono gli individui più fragili, quali gli anziani e coloro che soffrono di preesistenti malattie, sia cardiovascolari che dell’apparato respiratorio, come asma o bronchite cronica. Il rischio è maggiore anche per i soggetti il cui sistema immunitario risulti compromesso, come i pazienti oncologici o i diabetici.  I primi report effettuati dalle autorità collocano la mortalità della malattia poco sopra il 2%. Questi numeri indicano una patologia meno letale rispetto alla precedente SARS e alla MERS, ma più contagiosa.

 

Trattamento e prevenzione

Al momento, non esistono farmaci specifici per la cura della malattia. Il trattamento di questo quadro è esclusivamente di supporto, attraverso la somministrazione di antiinfiammatori, idratazione e ossigeno al fine di sostenere l’organismo. Nei casi peggiori deve essere garantito un supporto respiratorio meccanico. La ricerca di un vaccino è iniziata ben presto, ma non ha ancora dato risultati concreti. Una parte fondamentale della lotta alla diffusione del virus la si gioca con la prevenzione di nuovi contagi. Il controllo dell’epidemia implica misure quali le telecamere termiche negli aeroporti, e le misure di domiciliazione per i casi che presentano un quadro clinico sospetto per l’infezione. Rimangono valide, come al solito, le generali regole di prevenzione orizzontale delle infezioni, riassunte in  numerose informative circolanti come quella riportata qui di seguito.

virus

La nascita

L’epidemia ha avuto origine nella città di Wuhan, nel distretto dello Hubei, nella Cina centrale. Da inizio dicembre 2019, numerosi soggetti hanno iniziato a mostrare una sintomatologia simil-influenzale o quadri di polmonite che hanno allarmato le autorità sanitarie della zona. L’epicentro di questa nuova ondata di casi si è rivelato essere un mercato del pesce nel centro della città, anche se l’esatto punto di partenza dell’infezione non è stato ancora individuato con certezza. Stando ai risultati delle analisi del genoma del virus, sembra che SARS-CoV-2 abbia compiuto il salto di specie partendo dai pipistrelli. Le condizioni di contenimento degli animali nel mercato cinese e il sovraffollamento dell’ambiente hanno fornito un’incubatrice ideale per l’epidemia, il cui andamento è dettagliatamente descritto in questo report del Center for Disease Control cinese. Il virus è stato identificato come responsabile il 7 gennaio 2020 ed è stato isolato per la prima volta da ricercatrici italiane il 2 Febbraio.

 

La diffusione e il panico

Una volta identificato il virus, però, era già troppo tardi. Un virus respiratorio si diffonde piuttosto in fretta e i ritardi dell’amministrazione locale di Whuan – incapace di mostrarsi debole agli occhi del governo centrale – hanno impedito che la risposta all’emergenza fosse il più pronta possibile. Con il diffondersi della malattia, la Cina ha ricordato presto lo spettro della SARS del 2003; in un clima di panico dilagante ha rapidamente dichiarato l’emergenza nazionale. Le vacanze in occasione del concomitante capodanno cinese sono state prolungate e le attività commerciali si sono rapidamente fermate. L’epidemia ha assestato un duro colpo al Partito Comunista, che ha affrontato un’ondata di rabbia e dissenso rari fino a oggi. La responsabilità per i ritardi della notifica dell’emergenza, la tragica morte del medico che tra i primi lanciò l’allarme ma che fu ripreso dalle autorità cinesi e la difficile gestione del panico dilagante hanno fatto traballare la leadership di Xi Jinping, esponendolo a forti critiche. Dopo un iniziale periodo di incertezze, il Partito Comunista ha purtroppo ripreso il polso della situazione e represso il dissenso con una rinnovata durezza, arrivando anche a espellere corrispondenti di testate straniere.

 

In Italia

Le previsioni economiche in calo a causa della chiusura delle attività e i video delle sue metropoli deserte restituivano l’immagine di un gigante cinese paralizzato dalla paura. Al contempo, il paese si è trovato sempre più isolato – l’italia ha addirittura sospeso i voli da e per la Cina – e il razzismo nei confronti degli immigrati cinesi è esploso in ogni parte del mondo. Il virus però, solo dieci giorni fa, ci appariva come lontano, distante. Ma da qualche giorno le cose sono cambiate. Dopo un iniziale periodo di tranquillità, l’Italia si trova ora al terzo posto per numero di infezioni. I primi casi, che al momento sono più di cento, si sono verificati in Lombardia – dove iniziano a essere colpiti anche i primi sanitari – e nel Veneto. Il virus sta paralizzando il paese: i primi provvedimenti di emergenza con chiusura di scuole e riduzione delle attività sono stati emanati, mentre il panico svuota i supermercati e le strade e di Milano e di altre città.

 

Risposta globale

Lo stato di pandemia attuale rappresenta una sfida che non può essere superata senza un’azione coordinata da parte della comunità scientifica e delle potenze mondiali. Molte di queste hanno già dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, già attiva fin dall’inizio dell’epidemia, sta compiendo sforzi immani sia tecnici che diplomatici per organizzare una risposta efficace – anche per contrastare la disinformazione. In particolare, si stanno spendendo molte energie per scongiurare un’esplosione del contagio nei paesi in via di sviluppo, che avrebbe esiti drammatici a livello globale. In questi scenari di ristrettezza di risorse, la minaccia del virus risulta ancora più pressante rispetto a quanto non sia in paesi più ricchi, con sistemi sanitari più solidi. Per questo, Tedros Adhanom Ghebreyesus – presidente di OMS – la scorsa settimana si è incontrato con i ministri della sanità di  ventisei paesi africani. I gap nell’identificazione degli infetti e nell’isolamento e trattamento dei soggetti che ne hanno necessità sono una questione fondamentale da risolvere, anche con l’aiuto di altri paesi. Dopo aver messo rapidamente in ginocchio un gigante come la Cina, aver fatto sprofondare nel terrore le altre nazioni e rallentato l’economia globale, il nuovo virus ci insegna che l’unico modo per risollevarsi è attraverso la solidarietà e la cooperazione internazionale.


A cura di Stefano Roli

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Stefano Roli

Classe 1992, cresciuto tra Modena e Bologna. Medico, appassionato di storia, letteratura e altre cose. Ho il pallino di essere sempre aggiornato su quello che succede nel mondo e a volte provo a raccontarlo.
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