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domenica 1 Novembre 2020
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Serbia ultima frontiera: il festival di Guĉa

Arrivare a Guĉa è un’esperienza quasi surreale. Dopo una lunga strada di rapidi tornanti nel cuore della Serbia attraverso fitti boschi, si arriva in un paesino di tremila anime, trasformato per l’occasione nei cancelli dell’inferno: lasciate ogni speranza o voi che entrate.

La cittadina ospita dal 1961 il festival delle trombe “Dragačevski Sabor Trubača u Guči”, diventato di fama mondiale dagli anni ottanta, tanto da valersi dell’appellativo di “capitale mondiale degli ottoni”. Il motivo? È presto detto: il festival ospita numerosissime gipsy band serbe che non smettono di suonare a perdifiato per tutta la notte.

Appena arrivati si respira subito un’atmosfera strana. Sebbene non ci si renda subito conto delle dimensioni dell’evento, che si estende per tutto il paese, non si può non rimanere colpiti dal numero di macchine e di tende stipate nei campi alla bell’e meglio.

Il tempo di scendere e si ha subito un assaggio di cosa si stia per affrontare, non ci vuole molto prima di vedere bambini di sei anni circa con le sigarette in bocca, gente di ogni tipo accampata dove capita, camper anni ’80 con tutte le targhe d’Europa, ubriachi sdraiati sull’erba a “frescheggiare”, e naturalmente uno squillio di fiati che ricordata il canto delle sirene.

Dai primi passi in paese la situazione si fa ancora più interessante. Le strade sono naturalmente gremite di serbi che festeggiano l’identità nazionale in un modo del tutto particolare, si riconoscono per le bandiere legate sulle spalle e per i cappelli militari che portano in testa, venduti a migliaia dalle bancarelle a bordo strada. Il clima però non è di nazionalismo, semmai il contrario. Si percepisce un gran mescolìo di identità che si ritrovano per festeggiare insieme bevendo, ballando, cantando e schiamazzando ai ritmi forsennati della musica.

Si può comprare birra fresca venduta per pochi spiccioli e una pacca sulla spalla ad ogni angolo di strada, stessa cosa vale per la grappa servita in bicchieri da pinta di birra (tanto per farsi un’idea), la Rakija, che scorre a fiumi. Naturalmente il cibo non manca: al contrario sono presenti piccoli baracchini fai da te che vendono pannocchie arrostite o zuppa, ma anche banchi più grandi disseminati ovunque che hanno sulla brace ogni tipo di carne e di cibo da strada.

Sono presenti anche dei ristoranti che assomigliano alle sagre, sono sistemati sotto tendoni di plastica e hanno grosse tavolate. Non è affatto strano che vi si avvicini ogni genere di cittadino dell’est Europa che con un gran sorriso spari a bruciapelo tutti i nomi di giocatori di calcio italiani che conosce, ubriaco e felice di provare a dare il benvenuto come può.

Naturalmente la musica non si ferma mai, anche mentre si mangia infatti (la carne alla brace si ordina a chili), le gipsy band si esibiscono tra i tavoli; non è escluso che si presenti anche una coreografia: prostitute gipsy che danzano a ritmo di musica gitana vestite in abiti tradizionali: la mancia è ben gradita se lo spettacolo vi aggrada, tradizionalmente le banconote vanno attaccate alla fronte madida di sudore dei musicisti affannati, mentre per le prostitute, beh… Si può tranquillamente immaginare.

Tutto il paese è in festa, ovunque musica e un gran baccano, non c’è una persona che non si diverta in quel turbinio di colori, profumi, gente e nazionalità, che si estende a perdita d’occhio. Il vero spettacolo però sta sul palco, è lì che le gipsy band principali si sfidano al suono di fiati e percussioni, si fronteggiano a turno in gare di abilità: persino la musica sembra essere alticcia, ha un suono squillante e sporco che se possibile la rende ancora più travolgente. Insomma, non è musica da conservatorio, è musica di strada.

Quante persone ci siano ad assistere è difficile a dirsi, si possono però vedere moltissimi ragazzi a ballare e divertirsi insieme. Il clima tendenzialmente è quello di un’enorme festa di compleanno: è il compleanno della Serbia, ma forse anche un po’ di tutta l’identità balcanica. Un gran macello turbolento, ma ci si deve comportare bene perché il compleanno viene preso sul serio; è quasi impossibile incappare in episodi spiacevoli, sebbene non inevitabile per la quantità di persone e per il fiume di alcolici serviti.

Quando si lascia il festival al mattino ancora c’è musica e gente che festeggia; in realtà è un posto da cui non ci si vorrebbe staccare, ma si porta via un bel ricordo e forse qualche livido.

Sicuramente il festival di Guĉa è un evento completamente sui generis. Almeno una volta si dovrebbe andare a visitarlo, se si ha voglia di sentirsi pulsare il sangue nelle vene e la vita nelle ossa. Se vi trovate a passare per la Serbia a metà agosto, fermatevi a Guĉa.


A cura di Corso Pecchioli

Corso Pecchioli
Corso Pecchioli
Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri, i gloriosi anni '90, troppo presto per essere abbastanza social. Pessimista di professione, critico a tempo pieno, impiego il tempo libero tra lettura, pesca, cinema, boxe, ukulele, motocicletta e campeggio. In ordine sparso e con risultati variabili.

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