Il voto in Spagna ha confermato il trend elettorale osservato ovunque in Europa: difficoltà dei partiti tradizionali (centro-sinistra e centro-destra, per intenderci) e repentina crescita dei partiti sovranisti-populisti-nazionalisti.

Le elezioni in Grecia e Austria

La Spagna non è stato il solo Paese con elezioni anticipate nel 2019: ciò è avvenuto anche in Grecia e Austria. I greci, delusi e disillusi dal Premier Tsipras, hanno sposato la causa di Nuova Democrazia di Kyriakos Mītsotakīs. La formazione di estrema destra Alba Dorata è crollata nei consensi, a scapito del nuovo partito “Soluzione Greca”, formazione di ultradestra che ammicca a Russia e Cina e propone di minare il confine con la Turchia per impedire ai profughi il passaggio (costruire un muro era un’idea troppo moderata.)

In Austria invece l’uscente cancelliere Kurtz ha vinto con il 37% dei voti, incrementando del 6% e di 9 seggi il peso della sua formazione politica in parlamento. Il suo ex alleato di estrema destra, viceversa, ha perso nove punti. Dopo quaranta giorni dalle elezioni non è ancora stato formato alcun governo, sebbene negli ultimi giorni abbiano iniziato a circolare voci in merito ad una possibile alleanza tra il Partito Popolare austriaco (OVP) e i Verdi, divenuti la quarta forza politica del paese. In Austria il drastico calo del Partito della Libertà Austriaco (FPO) è legato allo scandalo che ha coinvolto il leader del partito Heinz-Christian Strache, nel quale il leader nazionalista prometteva favori e appalti alla sedicente figlia di un oligarca russo in cambio di fondi per il partito.

Spagna, la scommessa persa di Sanchez

Il Partito Socialista (PSOE) del premier uscente Sanchez è riuscito a fare meglio del suo omologo in Grecia Tsipras: Il Partito Socialista si è infatti confermato prima forza del paese, ma ha perso la scommessa elettorale. L’obiettivo di Sanchez era quello di guadagnare quel numero di seggi tale da consentirgli di governare da solo o con la “stampella” di un partito di sinistra minoritario. Non solo ha perso questo azzardo, contrariamente invece a Kurtz che dopo lo scandalo dei suoi alleati di governo è passato “all’incasso” dagli elettori, ma ha pure perso tre seggi, passando dai 123 delle elezioni di Aprile 2019 ai 120 attuali. Il Partido Popular di Casado invece, dopo aver toccato il fondo ad Aprile, riconquista terreno e guadagna 22 seggi, arrivando ad 88 parlamentari eletti. Nonostante ciò, il vero balzo in avanti lo compie il partito di estrema destra Vox. Il partito di Santiago Abascal ha ottenuto il 15,2 per cento delle preferenze, il che equivale a 52 seggi, più del doppio di quelli ottenuti la scorsa tornata elettorale.

Se quindi in Grecia ed Austria i partiti sovranisti hanno zoppicato, in Spagna invece Vox riesce ad imporsi come terza forza all’interno delle Cortes Generales. Il vero sconfitto è Albert Rivera, ormai ex presidente di Ciudadanos, dal momento che il suo movimento di centro-destra ha sempre coltivato l’ambizione di imporsi come partito di maggioranza e di governo. Un altro sconfitto è Más País di Íñigo Errejón, ex cofondatore di Podemos, che non è riuscito a diventare l’ago della bilancia per la formazione di un esecutivo di Sinistra.

Liste

Voti

%

Seggi

Partito Socialista Operaio Spagnolo

6.752.983

28,00

120

Partito Popolare

5.019.869

20,82

88

Vox

3.640.063

15,09

52

Unidos Podemos (Podemos – IU)

2.364.192

9,80

26

Ciudadanos

1.637.540

6,79

10

Sinistra Repubblicana di Catalogna – Sovranisti

869.934

3,61

13

En Comú Podem (Podemos – ICV – EUiA)

546.733

2,27

7

Junts per Catalunya (PDeCAT)

527.375

2,19

8

Partito Nazionalista Basco

377.423

1,57

7

Más País – Equo

326.666

1,35

2

Euskal Herria Bildu (EA)

276.519

1,15

5

Candidatura di Unità Popolare

244.754

1,01

2

Perché evitare le larghe intese

La situazione di stallo che ha portato il paese a votare nuovamente a distanza di soli 7 mesi persiste, nonostante Sanchez e Iglesias abbiano posto le basi per un governo progressista: le sinistre insieme (senza i partiti indipendentisti) totalizzerebbero 158 seggi, un numero che, benché molto lontano dalla maggioranza assoluta di 176 deputati, rimane sopra il blocco di destra, che avrebbe 152 seggi. La soluzione proposta nelle ore successive ai risultati ufficiali è stata quella di una possibile alleanza tra il PSOE e il PP. Questa intesa riproporrebbe un’alleanza attualmente in corso tra i banchi di Bruxelles: i due partiti infatti appartengono alle famiglie europee dei S&D e PPE, che assieme ai Liberali compongo la guida dell’Unione Europea.

Questo accordo però rischierebbe di costare caro ad entrambi i partiti: come accennato all’inizio, le tradizionali forze politiche europee si trovano oggi ad affrontare un momento di flessione. Il desiderio di figure autorevoli, all’apparenza risolute e pronte a risolvere prontamente i problemi della nazione, spinge l’elettorato sempre più nelle braccia di partiti posti ai lati dello scacchiere politico. Se la capacità attrattiva di una moderna sinistra, incarnata dall’ex premier greco Tsipras e dal partito Podemos sembra essere già terminata, non si può dire altrettanto delle forze estremiste di destra.

Un possibile accordo tra PSOE e PP spalancherebbe definitivamente le porte ai sovranisti di Vox. Gran parte del consenso verso i partiti populisti risiede nella loro capacità di presentarsi come alternativa alle tradizionali forze politiche, accusate di essere incapaci di offrire soluzioni efficaci ai problemi che affliggono l’elettorato. Non è un caso se il nome del partito tedesco Alternative für Deutschland trae ispirazione proprio da questo concetto.

Se nelle Elezioni Europee di Maggio la temuta “onda nera” dei partiti euroscettici e sovranisti non aveva ottenuto i risultati pronosticati, il perdurare della stagnazione economica che coinvolge l’Europa e la mancata soluzione della “crisi migratoria” possono essere la chiave del successo per le forze alternative europee.


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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