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venerdì 21 Gennaio 2022
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Stand with CEU. Le testimonianze di studenti e professori dell’università che non vuole arrendersi all’autoritarismo.

Di Eugenia Nargi

Continua la campagna anti-europea del premier ungherese e questa volta a farne le spese è un’Università prestigiosa, aperta all’Europa e alla vita internazionale. Fondata a Budapest nel 1991 dal celebre miliardario George Soros, la CEU (Central European University) è infatti divenuta presto il fiore all’occhiello d’Europa, scalando le classifiche delle migliore università del mondo e guadagnandosi il 42°esimo posto nella World Ranking University per il suo programma di studi politici ed internazionali.

La legge, voluta in particolare dal premier in carica Viktor Orbàn, prevede che tutte le università straniere presenti in Ungheria abbiano una sede anche nel proprio paese d’origine. Requisito di cui, appunto, la CEU è sprovvista. L’emendamento proposto, inoltre, non consentirebbe più al personale accademico proveniente da paesi extra-UE di lavorare presso le Università Ungheresi senza la richiesta di un permesso di lavoro. Anche in questo caso sarebbe la CEU ad essere colpita, visto l’alto numero di docenti internazionali non europei.

Il rettore statunitense Michael Ignatieff ha dichiarato la sua apertura a un dialogo con il parlamento, sottolineando l’importanza che la CEU rimanga a Budapest, perché ormai parte della cultura ungherese. La battaglia intrapresa dal rettore non riguarda solo la CEU, bensì l’intero mondo accademico che oggigiorno combatte senza sosta contro la scure di governi sempre più autoritari.

In migliaia sono scesi in piazza per protestare contro il nuovo decreto. In pochi giorni è partita la campagna di solidarietà “I Stand with CEU” appoggiata e sostenuta da molte altre università e testate giornalistiche. Studenti e docenti hanno espresso con determinazione il proprio parere e qui di seguito riportiamo alcune testimonianze raccolte “sul campo”, a Budapest:

“Arrivato alla fine del mio soggiorno in Ungheria posso affermare che la CEU è un’oasi liberale in quello che altrimenti sarebbe uno stato a rischio. La legislazione recentemente approvata potrebbe smantellare l’università così da mettere a tacere l’opposizione. L’ideologia dell’università è agli antipodi della posizione anti-europea e nativista di Orbàn. Inoltre, essa rappresenta uno degli ultimi centri di resistenza organizzata della nazione al regime autoritario ungherese. Di riflesso l’attacco del governo alla CEU evidenzia l’importanza dell’università. In una democrazia ogni persona ha il diritto di far sentire la sua voce, anche i condannati a morte. Distruggendo la CEU, l’Ungheria si sarà di nuovo schierata dalla parte sbagliata della storia.”

( Peter Mate , Studente erasmus presso il dipartimento di Relazioni Internazionali della CEU)

stand with ceu

“Sono profondamente preoccupata per il futuro della CEU: istituzione che ha sempre sostenuto le libertà accademiche, personali e di parola. La sua chiusura metterebbe in pericolo questi valori in Europa. Inoltre, la CEU è una delle università più importanti dell’Europa centrale con molti studenti e professori eccellenti che provengono da diverse parti del mondo e che producono sapere accademico originale in un ambiente libero e multiculturale. La perdita di questa istituzione, dunque, è una perdita per l’accademia in Europa e nel mondo. La rimozione della CEU dall’Ungheria per ragioni politiche, è inaccettabile nell’ Europa del 21 °secolo.”

(Dott.ssa Hazal Papuccular, Visiting Professor presso il dipartimento di Storia della CEU)

La CEU è stata fonte di opportunità per persone provenienti da diverse nazioni di tutto il mondo, in particolare da paesi non appartenenti all’UE. Ne hanno beneficiato soprattutto studenti che vengono da famiglie poco abbienti. Inoltre la CEU, grazie alle numerose borse di studio offerte, è una delle poche università in Europa che investe nel futuro dei giovani. Voglio credere che, nonostante viviamo in un momento di tumulti politici, l’università continui a operare e a istruire le persone per creare un mondo più tollerante.”

( Gioftsios Kyriakos, studente magistrale presso il dipartimento di Studi Nazionalisti  della CEU)

Traduzione interviste: Giovanna Molinelli

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