Se non siete mai stati ad Ivrea, questo è senza dubbio il periodo migliore dell’anno per poterlo fare: lo Storico Carnevale e la famosa Battaglia delle Arance apriranno infatti ufficialmente le danze questo week-end del 22-23 Febbraio.

Quanto andato in scena l’anno scorso

9 squadre composte da numerosissimi aranceri – alcune più di mille – saranno dislocate nelle tre piazze principali di Ivrea e battaglieranno lanciando arance contro tiratori che si trovano su 53 carri trainati da cavalli. I carri gireranno per la città e si fermeranno nelle piazze per continuare senza sosta la battaglia, difendendosi dall’attacco degli aranceri e lanciando a loro volta arance contro di loro.

Un frammento della battaglia

La battaglia durerà tre giorni, da domenica a martedì pomeriggio: il sabato sera sarà contrassegnato da cortei storici, fuochi d’artificio e musica, mentre la domenica inizierà con altre sfilate. Alla fine di tutto verrà acclamata una squadra vincitrice, dopodiché riprenderanno i festeggiamenti. Ma questa è solo una parte del Carnevale.

Fondamentale è senza dubbio l’aspetto storico alla base: l’emancipazione di una donna, la liberazione di un popolo, la sconfitta di un tiranno. I tiratori a piedi rappresentano infatti il popolo in rivolta che difende la Vezzosa Mugnaia, l’eroina della storia, mentre gli aranceri sui carri sono i difensori del tiranno ormai abbattuto.

Violetta, la Vezzosa Mugniaia in corteo

Per partecipare non è obbligatoria “l’eporediesità”: chiunque può diventare arencere, ma conditio sine qua non sono lo spirito e i valori. Si può anche partecipare come visitatori, purché muniti di berretto frigio rosso, tradizione portata avanti dalla rivoluzione francese e simbolo di libertà. Se non si indossa il berretto si può essere persino bersagliati senza pietà.

I preparativi che portano a viversi appieno queste giornate sono lunghissimi, gli appuntamenti da rispettare sono molto numerosi ed estremamente coinvolgenti. Anche le figure coinvolte all’interno di questa magica rievocazione storica sono moltissime ed ognuna di esse merita di essere conosciuta. Una lettura approfondita si può fare direttamente sul sito del Carnevale di Ivrea

Un’altra scena della battaglia

In quest’atmosfera di casacche scolorite dalle numerose battaglie vi faremo vivere una giornata da aranceri, attraverso i racconti e le testimonianze dirette di chi questa festa la vive con passione. Anno dopo anno. Vi presentiamo: Nico, Fiù, Bardunz – quota rosa – e Ale.

L’intervista a quattro

Cosa ti piace maggiormente di questi giorni di festa?

Nico: E’ un occasione in cui “far festa” assume tutt’altro altro significato. La vivono tutti, tutti sono felici e e vogliono esserlo, le negatività vengono dimenticate e si pensa solo a divertirsi. Non ci sono nemici o amici, solo voglia di far festa.

Nico, Mercenario

Fiù: Far festa. Sul carro si crea un gruppo ristretto che è come una piccola famiglia, stiamo talmente bene insieme che siamo diventati amici e ci frequentiamo anche al di là di queste tre giornate.

Bardunz: La festa, che non è solo festa. E’ di più. E’ lo spirito di stare lì tutti assieme con i tuoi “amici di piazza”, quelli che vedi solo una volta l’anno e sai di ritrovare lì. E’ una figata pazzesca. Tiri, bevi, mangi assieme per tre giorni. E poi magari non ti vedi più per un anno. Ma lì sul momento sono i tuoi migliori amici.

Ale: L’energia che scorre tra il pavè del Ponte Vecchio.

Come ti fa sentire il Carnevale di Ivrea?

Nico: Parte di un qualcosa.

Fiù: Ti mette una felicità esagerata, mi sento me stesso come ogni giorno della mia vita ma con felicità al quadrato.

Bardunz: E’ come stare in famiglia, come stare a casa ma senza la parte noiosa.

Ale: Parte di un insieme, parte di una squadra. Mi da un senso di appartenenza fortissimo.

Da quanti anni lo fai? Sei sempre stato nella stessa squadra e perché l’hai scelta?

Nico: Da 10 anni. Ho cominciato tirando nella Picche perché un amico mi aveva prestato la casacca di quella squadra. Ma dal secondo anno ho cominciato a tirare nei Mercenari perché è la squadra in cui ho sempre voluto tirare. Non è stato un testimone passato dalla famiglia, storicamente degli Scacchi, ma di questa squadra mi ha sempre affascinato l’inno, lo stemma e la voglia di far festa tutti assieme. Inoltre molti ragazzi del mio paese tiravano già lì.

Fiù: Da 8 anni. Ho cominciato a tirare da terra e l’ho fatto per 3 anni passando dagli Scacchi a Mercenari. E ora sono 5 anni che invece tiro sul carro dei Difensori del Borghetto, il numero 26. L’ho scelto perché volevo provare a tirare sul carro e mi è capitata l’occasione. Non cambierei mai il mio carro a meno che tutta la squadra non lo facesse con me. Io tiro insieme a loro, e basta.

I Difensori del Borghetto: Fiù, Davide e Teo

Bardunz: Da quando avevo sei anni. Alle elementari tiravo nella squadra degli Scacchi perché mi accompagnava mio cugino più grande visto che mio padre tirava invece sui carri. Appena ho potuto scegliere sono andata a tirare nei Mercenari, sì per retaggio di famiglia, ma soprattutto per il senso di squadra che c’è, diverso per me dalle altre. Si va per stare insieme e divertirsi. Anche se quest’anno per un giorno ho deciso di cambiare punto di vista e tirare dal carro dei Cavalieri del Lago.

Ale: Da 15 anni. Prima tiravo nei Diavoli per il loro forte senso del dovere. Mi sono poi arroccato nei Tuchini per la magia della Città Vecchia.

Se chiudi gli occhi e ti immagini lì cosa senti?

Nico: Mi immagino in Piazza Rondolino dove tira la mia squadra, sento il gusto del vin brulè in primis. Sento i pifferi che suonano e un misto di odore fatto di arancia e di sterco di cavallo.

Fiù: Profumo di arance e l’aria di festa che è palpabile.

Bardunz: Sento odore di arancia, acida e amara, vedo tante teste e cavalli, sento tante urla, me ne sovviene una in particolare “Tira NUTRIAAA!”, tra tutti il mio grido preferito.

Bardunz, Mercenaria

Ale: Sicuramente..sento un’arancia che mi arriva dritta in faccia! Gli occhi è meglio non chiuderli ecco. E poi sento la Dora che scorre.

Prendi ferie apposta per il Carnevale?

Nico: Lavorando in proprio faccio in modo di organizzarmi in modo da avere almeno metà giornate libere e potermi così godere appieno il Carnevale.

Fiù: Avendo la P.iva non prendo ferie, ma mi organizzo in modo tale da essere libero a TUTTE e sottolineo tutte, le feste del Carnevale.

Bardunz: Certo!

Ale: Senza “dubbiamente!”

La colonna sonora che per te rappresenta di più la festa?

Nico: Posso sceglierne 3? Beh in primis la Canzone del Carnevale di Ivrea perché ne è il suo simbolo e grazie a questa è impossibile dimenticarne mai la storia e le origini. Poi l’inno della mia squadra in quanto simbolo di appartenenza. E senza dubbio una colonna sonora punk rock che mi ricorda il divertimento e il pogo sfrenato: il sabato dopo la sfilata di apertura ci troviamo tutti in piazza a sentire gruppi e si balla come matti.

Fiù: Tutta la musica è il Carnevale.

Bardunz: Sinceramente? Gli Aqua, perché è tradizione. Il primo anno da neo patentata andando al Carnevale avevo il cd degli Aqua incastrato nel lettore…e dal lì devo farlo ogni anno, mi caricano a bbestia! E poi va be..i pifferi..senza non è Carnevale!

Ale: “Sei la mia città” di Cosmo.

Ammaccature varie e ferite di guerra degne di nota?

Nico: Un anno ho fatto doppietta con ben due occhi neri!

Fiù: Normali, da Carnevale di Ivrea.

Bardunz: Un anno il naso e due gli occhi. Non entro nel dettaglio…

Ale: Occhi neri, naso sanguinante e lobi delle orecchie..e sul resto sorvoliamo..

Ale, Tuchino

Qual è il tuo ricordo più bello e come ti senti alla fine del Carnevale?

Nico: Il 2014 è stato il mio anno più bello, quello in cui la squadra si sentiva più carica e partecipe e ha vinto il primo premio.  Alla fine di queste tre giornate mi sento…triste! Perché sembra assurdo aspettare un anno intero per la sensazione pazzesca ed elettrizzante che ti danno quei tre giorni di festa. E anche stanco morto, ma pieno di emozioni che ti aiutano a superare l’anno per arrivare poi a Giobia’nbot (ovvero l’augurio per la fine del Carnevale).

Fiù: Ogni anno ho dei gran bei ricordi, non potrei dirne uno più bello degli altri perché penso siano tutti indimenticabili. Alla fine la sensazione che ho è quella di sentirmi..morbido e rilassato.

Bardunz: Non lo so ne ho davvero troppi. Alla fine io mi sento…triste, anzi tristissima e non vedo solo l’ora che sia di nuovo l’anno dopo.

Ale: E’ tutto bello il Carnevale di Ivrea. Alla fine dei tre giorni io mi sento sereno e rilassato.

Di domande, aneddoti, emozioni e sensazioni da raccontare e scrivere ce ne sarebbero un’infinità, tante quante sono le persone che rendono speciale e magica questa manifestazione unica nel suo genere. Risposte agli opposti ma allo stesso tempo anche risposte all’unisono: ecco come abbiamo deciso di farvi vivere una giornata da aranceri. Ma per completare il tutto a questo punto vi aspettiamo in piazza ad Ivrea, domenica 23 Febbraio!


Martina Bastianelli, nuovo appassionato acquisto dei Mercenari.

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Martina Bastianelli

Martina Bastianelli

Nasco a Torino nel 1987. Sono laureata magistrale in Metodologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali e ho conseguito il diploma da Tecnico Collaboratore Restauratore. Sono in tutto e per tutto un'amante ed una servitrice dell'arte e del bello, sin da quando all'età di otto anni, costrinsi la mia famiglia a passare sei ore dentro il Louvre. Ho abbandonato la mia torinesità- ma mai del tutto- negli ultimi dieci anni della mia vita muovendomi lungo il Nord- Italia e non solo- per motivi di studio e lavoro, ma principalmente perché sono una romantica e ho sempre seguito il motto “va dove ti porta il cuore”. Gli esiti di queste peregrinazioni sono stati piuttosto variopinti e mai scontati, ma ciò di cui ho la certezza è che ne è sempre valsa la pena, perché ho potuto vivere esperienze tra le più belle. Attualmente vivo a Cigliano in provincia di Vercelli dopo svariate tappe, tra le quali Genova, Copenhagen, Cremona e Milano. Al momento non posso definire con una singola etichetta la mia figura lavorativa, perché mi occupo di tantissime e svariate attività, alcune nel mio specifico settore, altre totalmente estranee a quest'ultimo. Collaboro da un po' di tempo con il Castello di Masino, bene FAI, presso cui svolgo diverse mansioni, lavoro talvolta per una galleria d'arte e faccio la manutenzione delle opere in occasione di mostre. Allo stesso tempo lavoro anche per un'agenzia di eventi, collaboro talvolta con una casa d'aste e, ciliegina sulla torta, sono anche impiegata nella gestione dell'attività agricola di famiglia. Ma nonostante questa grande varietà di attività, non smetto mai di stare a contatto con il mondo della cultura: amo oltremodo l'arte, conservarla e divulgarla, inoltre amo la musica e la sua virale diffusione quale ulteriore forma d'arte e... last but not least amo oltremodo scrivere. Perciò, dopo altre due esperienze nel mondo delle testate web- WhyNot Mag e Onda Musicale- eccomi pronta a parlarvi di arte in tutte le sue forme e smaniosa di farvi apprezzare più da vicino la magia di questo mondo. Se è vero che come diceva Dostoevskij ” l'arte salverà il mondo!”.....
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Martina Bastianelli

Nasco a Torino nel 1987. Sono laureata magistrale in Metodologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali e ho conseguito il diploma da Tecnico Collaboratore Restauratore. Sono in tutto e per tutto un'amante ed una servitrice dell'arte e del bello, sin da quando all'età di otto anni, costrinsi la mia famiglia a passare sei ore dentro il Louvre. Ho abbandonato la mia torinesità- ma mai del tutto- negli ultimi dieci anni della mia vita muovendomi lungo il Nord- Italia e non solo- per motivi di studio e lavoro, ma principalmente perché sono una romantica e ho sempre seguito il motto “va dove ti porta il cuore”. Gli esiti di queste peregrinazioni sono stati piuttosto variopinti e mai scontati, ma ciò di cui ho la certezza è che ne è sempre valsa la pena, perché ho potuto vivere esperienze tra le più belle. Attualmente vivo a Cigliano in provincia di Vercelli dopo svariate tappe, tra le quali Genova, Copenhagen, Cremona e Milano. Al momento non posso definire con una singola etichetta la mia figura lavorativa, perché mi occupo di tantissime e svariate attività, alcune nel mio specifico settore, altre totalmente estranee a quest'ultimo. Collaboro da un po' di tempo con il Castello di Masino, bene FAI, presso cui svolgo diverse mansioni, lavoro talvolta per una galleria d'arte e faccio la manutenzione delle opere in occasione di mostre. Allo stesso tempo lavoro anche per un'agenzia di eventi, collaboro talvolta con una casa d'aste e, ciliegina sulla torta, sono anche impiegata nella gestione dell'attività agricola di famiglia. Ma nonostante questa grande varietà di attività, non smetto mai di stare a contatto con il mondo della cultura: amo oltremodo l'arte, conservarla e divulgarla, inoltre amo la musica e la sua virale diffusione quale ulteriore forma d'arte e... last but not least amo oltremodo scrivere. Perciò, dopo altre due esperienze nel mondo delle testate web- WhyNot Mag e Onda Musicale- eccomi pronta a parlarvi di arte in tutte le sue forme e smaniosa di farvi apprezzare più da vicino la magia di questo mondo. Se è vero che come diceva Dostoevskij ” l'arte salverà il mondo!”.....
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