11.8 C
Roma
mercoledì 8 Dicembre 2021
- Advertisement -

Superleague?

Per chi non avesse un background o conoscenze approfondite sul calcio è opportuno fare un quadro generico sulla questione che da pochi giorni è tornata alla ribalta, dopo aver infiammato le cronache, seppur per poco, alcuni mesi fa: la Superleague. In breve, trattasi di una competizione fra 20 superclub di cui 6 inglesi (Chelsea, Manchester United, Manchester City, Arsenal, Liverpool e Totthenam), 3 spagnoli (Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid) e 3 italiani (Juventus, Milan e Inter). Tali potenze economiche e sportive hanno messo su un torneo continentale in qualità di club fondatori, con l’intenzione di attrarre in un primo momento i rimanenti top club (Psg, Bayern Monaco e Borussia Dortmund) in qualità di membri permanenti, e, in seguito, altri 5 club provenienti dai principali campionati europei (italiano, inglese, spagnolo, tedesco e francese) alternativamente di anno in anno. Il risultato sarebbe una competizione a 20 squadre da svolgersi in un torneo a 2 gironi con annesse fasi finali per le prime 4 classificate di ognuno. Tale ipotetico torneo avrebbe luogo infrasettimanalmente, in contemporanea con i campionati nazionali e con le storiche Champions league ed Europa league, le maggiori competizioni attualmente esistenti a livello europeo.

Perchè?

Cominciamo col dire che, secondo fonti autorevoli, il Covid ha causato una perdita di circa 2 miliardi di euro di ricavi per i 20 maggiori club in Europa. Senza scendere troppo nel dettaglio, se consideriamo che il Barcellona, in cima alla classifica delle “più ricche d’Europa” con 715 milioni di Euro, ha attualmente debiti per 1,173 miliardi, possiamo comprendere l’entità della situazione. Fra le italiane troviamo la Juventus, decima in questa speciale classifica, con meno di 400 milioni e l’Inter al 14 posto. Complessivamente il calo dei ricavi derivante dai mancati introiti degli ingressi negli stadi chiusi per la pandemia è stato aggravato dagli sconti chiesti dalle emittenti televisive.

Le squadre di calcio, per far fronte ai comunque elevati costi di gestione, avrebbero dovuto (quantomeno secondo il parere del presidente dell’utopica Superleague e del Real Madrid, Florentino Perez) essere tutelate dalla UEFA, l’Unione delle federazioni calcistiche europee. Cosa che, a quanto pare e visti i continui indebitamenti e le eccessive perdite di fatturato, non è avvenuta.

La sovra-organizzazione nata nel 1954, l’Uefa appunto, ha, tramite le competizioni di Champions e di Europa league, elargito e tuttora elargisce premi in denaro ai club che vi partecipano (ad esempio per la qualificazione ai gironi sono 15 milioni di euro per ogni club che la conquista) ma, a quanto pare, questo non basta ancora.  “Il calcio deve evolversi, come tutti noi. (…)  I social hanno cambiato il mondo e il calcio si deve adattare. (…) Invece di fare la Champions che sta perdendo di interesse, la cosa attrattiva è che le grandi giochino tra di loro invece che con modeste squadre che partecipano alla Champions”. Queste le parole di Florentino Perez, presidente del Real Madrid e di questa fantomatica Superlega, alle quali aggiunge “se non guadagniamo noi, muore il calcio”. Da questa dichiarazione possiamo facilmente comprendere come la nuova Superlega sia prettamente una questione di soldi. Oltre al coinvolgimento delle quotazioni in borsa dei top club infatti, il torneo sarebbe finanziato da una banca americana, la JP Morgan, la quale inizialmente fornirebbe un contributo di 3,5 miliardi di euro per poi giungere a un totale di 10 miliardi nel lungo periodo. In pratica il triplo rispetto alle somme garantite dalle attuali e meritocratiche coppe europee. L’incasso annuo di ogni squadra partecipante sarebbe 264 milioni di euro, il doppio dell’attuale e unico vincitore della Champions.

Numeri su numeri, cifre su cifre, bilanci, debiti, azioni e quotazioni in borsa… ma è solo questa la realtà? C’è chi non la pensa così.. “Preserviamo i valori meritocratici” commenta Mario Draghi; “Superlega? I ricchi vogliono diventare sempre più ricchi senza considerare le conseguenze” accusa Marcelo “il loco” Bielsa, allenatore istrionico del Leeds United; “Earn it. Football is for the fans” (“Guadagnatela. Il calcio è per i tifosi”) stampano sulle maglie i suoi giocatori; “Non vogliamo la Superlega. Questa è la nostra posizione collettiva” dichiarano i calciatori del Liverpool; “I calciatori che parteciperanno alla Superlega non giocheranno le competizioni con le nazionali, Europei e Mondiali” minaccia il presidente della Uefa Ceferin, sostenendo che “Uefa non è solo una questione di soldi, la Superlega si”. In seguito a tali significative reazioni da parte di società, allenatori, giocatori, tifosi e autorità politiche alle quali si è aggiunto il NO alla richiesta di adesione alla competizione da parte dei rimanenti top club Bayern Monaco, Borussia e Psg, una ad una prima le inglesi poi le spagnole e le italiane sono ritornate sui propri passi, in alcuni casi scusandosi con i propri tifosi. La Superlega è cosi rimasta ferma momentaneamente, anche se è chiaro ed evidente che il fattore economico rivesta al giorno d’oggi un ruolo centrale in questo sport, con ingaggi di decine di milioni di euro per i calciatori / aziende e per gli annessi procuratori / investitori, diritti televisivi e merchandising alle stelle, tutto questo nelle mani di sceicchi arabi e magnati russi che “giocano” con le loro squadre lasciando gli altri club europei meno fortunati economicamente indietro rispetto ai loro nuovi giocattoli. Tutto vero, verissimo, così come è vero che il Leicester, squadra inglese poco blasonata e salvatasi a fatica nel 2015 nel massimo campionato, nel 2016 lo abbia vinto con 8 punti di scarto contro ogni pronostico; così come è vero che il Nottingham Forrest, piccola città inglese famosa solo per la leggenda di Robin Hood, abbia vinto 2 Champions League; così come è vero che l’Atalanta, squadra di Bergamo ai margini del campionato italiano per innumerevoli anni, negli ultimi due abbia raggiunto i quarti di finale di Champions e sia attualmente ai vertici della massima serie sfornando giovani talenti e un gioco pulito e divertente senza capitali assurdi e fatturati fuori dal comune; così come è vero che il calcio è pur sempre uno sport, un gioco, un divertimento, e come tale fa sognare milioni e milioni di bambini e di adulti in tutto il mondo con le sue favole; favole che, né oggi né mai, potranno essere comprate.


A cura di Matteo Macedoni

Matteo Macedoni
Sono nato a Pisa il 10 aprile del 1990. Dopo il liceo classico e qualche esperienza fra assicurazioni, network marketing e lavori stagionali mi sono iscritto alla facoltà di scienze politiche-studi internazionali dell’Università di Firenze dove, dopo un lungo periodo accompagnato dalla mia passione/lavoro di bagnino di salvataggio è un breve tirocinio negli Stati Uniti, ho conseguito la laurea. Tra le mie passioni rientrano i viaggi, leggere, suonare la chitarra, giocare a calcio ma soprattutto il mare, con tutte le sensazioni e le cure che può offrire senza chiedere nulla in cambio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -