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lunedì 23 Novembre 2020
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Taglio dei parlamentari, il #MaAncheNo del comitato civico di Vignola

Il 20 e 21 Settembre 2020 gli italiani saranno chiamati ad esprimere il loro parere sul “taglio dei parlamentari”, o per meglio dire sulla proposta di riduzione del numero di parlamentari. Il testo del quesito referendario su cui dovremo votare sarà il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?».

Questo referendum poggia su uno degli storici cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle: i tagli ai costi della politica. La riforma è stata votata dal Parlamento con ampie maggioranze in tutte e quattro le letture, come previsto dalla Costituzione. A pochi giorni dal voto, tuttavia, le posizioni di alcuni partiti non risultano chiare e ben definite.

#MaAncheNo: il comitato civico di Vignola per il No al Referendum sul taglio dei Parlamentari

In questo contesto è nato a Vignola (MO) il comitato “Ma Anche No – Unione Terre dei Castelli”. L’Unione Terre di Castelli è un ente locale sovracomunale, costituitosi nel 2001, che aggrega otto comuni (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca) della provincia di Modena. Questo movimento estemporaneo è sorto nel mese di agosto. Attraverso l’hashtag #MaAncheNo il comitato si è impegnato a sensibilizzare la popolazione dell’Unione sulla posizione del NO al taglio dei parlamentari.

Il comitato raccoglie al suo interno diverse sensibilità politiche: i componenti del gruppo sono tesserati o simpatizzanti del Partito Democratico, ma anche di Azione, Forza Italia, Liberi e Uguali, Sinistra Italiana ed ex rappresentanti locali del Movimento 5 Stelle. Un altro aspetto importante di questa organizzazione è quello di essere composto da ragazzi e ragazze under 35. L’obiettivo è quello di smuovere la coscienza della collettività locale e allargare il più possibile il numero dei partecipanti, in particolare attraverso i social media. Oltre a ciò, è previsto un evento a Vignola in data 12 Settembre, con la presenza di alcuni dei membri del gruppo, ma anche del docente di Diritto Pubblico Simone Scagliarini, Professore Associato della Facoltà di Economia “Marco Biagi” di Modena.

Le ragioni del NO al referendum

A turno, i componenti del comitato hanno postato sui loro profili social tre motivi per cui il 20 e 21 settembre voteranno no a questa riforma. Nel complesso si possono riassumere in cinque punti generici:

 

  • Il Falso mito del risparmio. Da anni si parla di Spending Review. Dopo aver praticato tagli alla sanità, all’università e alla spesa sociale, dietro lo scudo del “ce lo chiede l’Europa”, si è giunti ai tagli alla politica. Il tema del risparmio economico è forse la più pretestuosa delle ragioni a favore di questa riforma. Esso infatti è pressoché irrisorio. Secondo gli esperti infatti ammonterebbe a non più di 50 milioni di euro all’anno, circa 95 centesimi a testa. Il costo di un caffè (da qualche parte al Centro-Sud, non certo in Emilia).

 

  • Taglio e non riforma. Proprio così: questo referendum ci chiede di approvare un taglio (demagogico) al Parlamento e non una riforma di quest’ultimo. Non viene toccato nessuno dei problemi che bloccano l’attività istituzionale e politica italiana. Vi sarebbe senza alcun dubbio la necessità di una nuova legge elettorale, del superamento del bicameralismo perfetto, della riformulazione del ruolo del Senato, della modifica delle circoscrizioni in proporzione al numero dei parlamentari, dell’introduzione di nuovi strumenti legislativi e magari dell’abolizione di alcuni di essi. Effettuate tali modifiche, avrebbe certamente più senso prendere in considerazione una rimodulazione organica del numero dei parlamentari.

 

  • Rappresentanza diminuita. Questo punto si collega facilmente al passaggio precedente. Andando a tagliare con la mannaia il numero dei rappresentanti (da 945 a 600) si viene a creare una disomogeneità nella rappresentanza dei territori e dei cittadini. Senza una riforma dei collegi elettorali c’è il rischio di avere enormi aree territoriali, o aree ad alta densità abitativa, con un solo rappresentante. Contestualizzando questo punto alla realtà qui trattata, il taglio andrebbe a discapito delle aree più periferiche della provincia modenese. In primo luogo, la zona appenninica.

 

  • Efficienza. Già oggi è opinione comune che i lavori del Parlamento procedano in maniera troppo lenta, in particolare rispetto alla rapidità del mondo esterno. Nonostante ciò, i processi legislativi non verrebbero affatto modificati con questa riforma. Anzi, ci si troverebbe ad avere un numero inferiore di parlamentari che, con gli stessi strumenti di prima, si troverebbero ad occuparsi della solita infinita mole di temi. Oltretutto, l’idea che il taglio, indirettamente, sposti sui Comuni e sulle Regioni la responsabilità della rappresentanza di un territorio, è stata smentita dalla Consulta.

 

  • Etica e controllo. Il taglio dei parlamentari rischierebbe di favorire ulteriormente il controllo esercitato dai segretari di partito, oltre che le pressioni dei grandi gruppi economici e finanziari. Ciò avrebbe ripercussioni sull’etica e la moralità del Parlamento, ma soprattutto sulla sovranità popolare in generale.

camera dei deputati

Che vinca il migliore (cioè il NO)

Soltanto lunedì sera sapremo se avranno prevalso le ragioni del Sì o quelle del No. Data la concomitanza del referendum alle elezioni regionali e in alcuni casi, come nel paese di Vignola, di quelle comunali, il Comitato “Ma Anche No” ha fatto il possibile per lasciare fuori la competizione elettorale locale dalla questione referendaria.
La partecipazione civica e l’attività dei singoli può e deve essere ancora un elemento importante per la politica italiana, soprattutto a livello locale.

Da anni la politica ha dato un sacco di mal di pancia a tutti. É vero. Ma non sarà diminuendo il numero dei politici che si risolverà questo problema. Chi sostiene le ragioni del no crede che il problema risieda nella qualità espressa dalla nostra classe dirigente, non da un presunto eccesso di rappresentanti e rappresentanza.


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia
Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.

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