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sabato 25 Settembre 2021
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Tessile a Prato, il distretto del riciclo e dell’economia circolare

Il tema del riciclo del tessile a Prato è dibattuto ormai da anni. Come emerge da “The town turning waste into new clothes”, documentario della BBC, il 15% di tutti i vestiti del mondo finisce in questa città toscana per essere riciclati e trasformati in altri capi.

“A Prato, dove tutto va a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo.” Curzio Malaparte, “Maledetti toscani” (1956).

Questo processo, che rientra nel filone dell’economia circolare, non è di certo una novità per la città. Il riuso è stato alla base dello sviluppo del tessile grazie alla creazione della lana cardata, la prima filatura riciclata. Ma che cos’è l’economia circolare?

Si tratta di un’economia in grado di rigenerarsi da sola. Essa poggia sul principio delle 5R: Ridurre, Riutilizzare, Rinnovare, Riparare e Riciclare. Contempla un approccio innovativo alle materie prime, in cui i prodotti e i rifiuti vengono concepiti in un’ottica rigenerativa. Il suddetto approccio si contrappone al modello lineare, quello attualmente più diffuso.

Perché è importante il riciclo nel tessile?

Secondo il Report dell’EEA (European Environment Agency) pubblicato nel 2017, l’industria tessile è la più impattante sull’ambiente dopo quella alimentare, immobiliare e dei trasporti. Le fibre maggiormente utilizzate per la produzione di abiti sono quelle sintetiche, che richiedono l’utilizzo di fonti come il petrolio. Molto diffuse sono anche quelle naturali. Un esempio riguarda il cotone, che infatti comporta un ingente consumo di suolo e acqua.

Sempre secondo il report citato, la filiera tessile consuma ogni anno 1,3 tonnellate di materie prime e 104 metri cubi d’acqua a persona. Le sostanze utilizzate per la produzione di tessuti sono circa 3500. Di queste, 750 sono classificate come pericolose per la salute umana e 450 hanno un impatto negativo per l’ambiente.

Le emissioni rilevate mostrano che questo comparto immette in atmosfera dalle 15 alle 35 tonnellate di CO2, posizionandosi al quinto posto tra i settori industriali più dannosi.

Un altro tipo di impatto è quello legato al rilascio di micro e nano fibre durante i lavaggi dei capi in fibre sintetiche: ogni anno negli oceani arrivano circa mezzo milione di tonnellate di micro fibre plastiche.

Il caso Prato

In questo settore il distretto tessile di Prato ha dato il via a buone pratiche. Il tutto grazie ad una esemplare collaborazione fra il tessuto industriale e GIDA, la società che gestisce il depuratore ambientale adibito alla raccolta delle acque derivanti dalle lavorazioni tessili. Questo processo consente di depurare l’acqua e reimmetterla nel sistema di produzione.

L’approccio circolare alla gestione delle risorse viene attuato a Prato a partire da fine ‘800. Negli anni ’60 gli scarti di magazzino delle grandi catene americane venivano trasformati in tessuti d’alta moda. Ancora oggi si prosegue su questa strada, producendo cachemire, lana e cotone rigenerati. Dei 5 miliardi di fatturato dell’intero distretto tessile di Prato, si stima che 1.5 provenga dal settore del riciclo.

Tessile Prato

Le competenze sviluppate nel distretto pratese, quindi, vengono da una tradizione che ha saputo evolversi ed affrontare le sfide legate al riutilizzo delle fibre. A Prato si sono raggiunti risultati eccellenti sul fronte della lavorazione delle fibre corte, permettendo di valorizzare tessuti come il cashmere e la lana vigogna con procedure esclusive. Tali prodotti vengono valorizzati dai Consorzi nati in città. Uno di questi è l’Astri, che mira all’ottimizzazione del prodotto tessile ottenuto dalla lana rigenerata.

L’attuale approccio permette di lavorare sia le fibre sintetiche che quelle naturali. Questo ha conseguenze non solo nel fashion, ma anche nella filiera specializzata in fibre tecniche performanti. La sensibilità circa la lavorazione delle fibre e il loro impatto ambientale ha condotto a uno sviluppo di competenze anche in quest’ultimo settore. Prato infatti è hub del progetto Detox di Greenpeace, in cui le aziende che vi aderiscono si impegnano a eliminare le sostanze tossiche impiegate nel trattamento dei tessuti.

Stand up! Prato – il futuro del distretto

Nel futuro del distretto tessile di Prato la sostenibilità si intreccerà con l’inclusione lavorativa giovanile. Il Museo del Tessuto della città laniera è infatti al centro del progetto “Stand Up!”, la cui azione riguarda il Tessile Sostenibile per lo sviluppo e il Networking di imprese nel Mediterraneo che applicano i principi della circolarità.

Il progetto fa parte del programma Eni-Cbc Med, che supporta imprese e imprenditori ecoinnovativi. Il progetto coinvolge Italia, Egitto, Libano, Spagna e Tunisia. Stand Up! mira fornire soluzioni e strumenti innovativi, consulenze tecniche, opportunità di mercato e trasferimento tecnologico per stimolare la nascita e la crescita di imprese nell’area del Mediterraneo. Circa 200 aziende in fase di ideazione saranno supportate nella creazione dei loro business, mentre 20 giovani imprese saranno aiutate a mantenere la propria offerta di impiego e creare nuove figure lavorative. Il tutto con particolare attenzione all‘inclusione delle donne e dei giovani imprenditori nella fascia di età 25-35 anni.

Stand Up! inoltre supporterà il trasferimento tecnologico con un marketplace e lancerà anche una campagna di consapevolezza sull’importanza della produzione e del consumo sostenibile nel settore tessile.

É così che le buone pratiche pratesi ambiscono a divenire pratiche universali per il futuro della moda sostenibile.


A cura di Erika Alampi

Erika Alampi
Laureata in relazioni internazionali e studi europei, mi occupo di parità di genere sin dai tempi dell'università. Scrivo di innovazione e circolarità su alcuni portali web e mi interessa tutto ciò che riguarda le scienze sociali, specialmente quelle riguardanti le interazioni umane.

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