Podcast di Lilli Cor
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In un periodo intriso di malessere, dubbi, perplessità e interrogativi sul futuro, la quasi totalità della popolazione mondiale ha trascorso, per costrizioni o per paura, gran parte del proprio tempo fra le mura casalinghe. L’esagerato quantitativo di ore a disposizione ha consentito alle persone di scegliere come impiegare il proprio tempo al meglio tra le alternative più disparate. Chi si è dedicato alla musica, chi a guardare film o serie televisive, chi alla palestra, chi alle pulizie e alla routine dei lavori di casa, chi al disegno, chi addirittura solamente al riposo, e chi, infine, alla lettura. Tra questi ultimi rientra una categoria di amanti del genere “fumetti”. Un hobby mai passato di moda ma sempre più di nicchia, visti gli svaghi e le alternative messe a disposizione dall’era social.

Su consiglio del padre, per mera curiosità oppure per il puro caso di averlo trovato mettendo in ordine tra le polveri di un’antica soffitta, il fumetto di Tex Willer è riuscito a sopravvivere anche all’era Covid.

“Non c’è personaggio dei fumetti che, al pari di Tex, abbia avuto un costante successo senza bisogno di alcun rinnovamento”, ha commentato Luca Raffaelli, consulente editoriale, durante la presentazione del primo “Maxi Tex” o “Collezione storica a colori” nel 2007.

 

La storia di Tex Willer: avere 72 anni e non sentirli

È il 30 settembre 1948 e nelle edicole compare la prima storia del fumetto di Gianluigi Bonelli, dal titolo “Il totem misterioso”. Lo scrittore considera il bianco e nero il modo migliore per apprezzare un disegno e questa sarà infatti una delle costanti della storia di Willer. I primi numeri compaiono in una versione “a strisce”, numerati in progressione e contenenti 3 vignette a pagina. Nel 1961 il format cambia e il fumetto si trasforma nella sua forma moderna o “formato Bonelli”, con una copertina più grande e vere e proprie storie al suo interno spalmate in 114 pagine.

Realizzato graficamente dall’abile mano di Aurelio Galleppini (in arte “Galep”), Tex impiega diversi anni prima di avere un volto noto e ben definito. Inizialmente infatti il cow boy mostra caratteri ripresi da fumetti e film americani sia nell’aspetto che nelle posture. Dal Flash Gordon di Alex Raymond a veri e propri totem del genere west come Gary Cooper, John Wayne e Clint Eastwood. Di li a poco la situazione cambia e la personalità del personaggio si delinea definitivamente. Ovviamente i numerosi vignettisti che si susseguono alla Sergio Bonelli Editore S.p.A hanno stili personali e molto diversi fra loro ma nessuno osa allontanarsi dall’originario Tex di Galep.

L’ambientazione del fumetto risale al selvaggio West, alla fantastica terra degli indiani e dei cow-boys, alle avventure potenzialmente infinite di questo mondo esotico e suggestivo. Salgari e il suo Sandokan, l’India raccontata da Kipling, i racconti di Jules Verne e i capolavori cinematografici di John Ford sono solo alcune tra le numerose fonti di ispirazione del capolavoro bonelliano. Un capolavoro che è arrivato a vendere la bellezza di 700mila copie in un solo mese. Che è stato tradotto in moltissimi Paesi, europei e non (Belgio, Spagna, Finlandia, Germania, Svezia, Danimarca, Regno Unito, Turchia, India, Brasile, ecc..). E che nel 1985 è stato addirittura convertito in un film (“Tex e il signore degli abissi”). Da quel lontano 30 settembre del 1948 oggi Tex è arrivato a vivere la sua storia n.715. La leggenda continua…

Tex: l’uomo oltre il fumetto

Tex Willer o “aquila della notte” è un uomo robusto, super veloce con la pistola, ma soprattutto giusto. Seppur inizialmente sia un cow-boy solitario ricercato dalla legge, Tex diventa ben presto il ranger più temuto e rispettato del West. Non conosciamo molto della sua carta di identità, se non attraverso flashback in cui veniamo a saper che nasce nel 1938 nel sud del Texas e vive in un ranch insieme al fratello Sam e al padre. Dopo l’assassinio di quest’ultimo, Tex si mette in cerca degli assassini per vendicarsi e, durante la sua missione punitiva, diventa pard, cioè ranger, del West department.

Per il resto Tex non si presenta, non ne ha bisogno, parla attraverso le sue gesta e le sue avventure. È un eroe invincibile, vero, ma anche un marito comune che perde la moglie Lilyth troppo presto e cresce il figlio Kit con l’aiuto di pochi ma fidati amici. È temuto, vero, ma anche ammirato e considerato una delle ultime speranze di giustizia di un Paese uscito di li a poco da una delle più sanguinose guerre civili della storia contemporanea. È sicuro di sè, quanto insicuro è il destino che lo attende alla fine di ogni sua avventura. Presenta i vizi degli uomini comuni: beve e fuma, ma sempre con rigore, con meticolosa moderatezza. Fatto che gli permette di godere dell’ammirazione incondizionata sia all’interno che all’esterno del fumetto. Ma, cosa più importante di tutte, è un uomo di giustizia. Quella giustizia di cui il mondo  ha sempre avuto bisogno. Lo sanno gli indiani Navajos che lo accolgono come un fratello, lo eleggono capo di tutte le loro tribù con l’appellativo di “Aquila della notte”. Lo sanno i buoni, le persone giuste, i deboli e gli oppressi, che ripongono in Tex speranze per una vita migliore. Ma lo sanno anche i criminali, gli oppressori, gli ingiusti, che lo temono e lo “conoscono” molto spesso ancor prima di incontrarlo.

Nonostante la sua invincibilità Tex non è solo. Nelle sue avventure è quasi sempre accompagnato da Kit Carson, amico fidato nonché pard dalle stesse abilità sia fisiche che con la pistola, ma con qualche anno in più e un carattere molto meno docile e accondiscendente del suo. Lo accompagnano anche il fratello di sangue, il valoroso guerriero Navajo Tiger Jack, e il figlio Kit Willer, chiamato così in onore di Carson e cresciuto seguendo le orme dei più temuti e rispettabili pard del West. Insieme o divisi, i 4 rangers diffondono pace e giustizia nelle zone del Texas, senza paura, col solo coraggio e l’aiuto di due colt 45, un fucile winchester, un coltello e un arco. Bonelli commenta “…quando vede un torto, il povero cristo che soffre ingiustamente, lui si ribella e prende le sue parti. Che poi sia negro, che sia bianco, che sia indiano, che sia un contadino, che sia una persona colta, non gliene frega niente”. Finchè esisteranno eroi così c’è ancora speranza per un lieto fine, almeno nei fumetti.


A cura di Matteo Macedoni

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Matteo Macedoni

Matteo Macedoni

Sono nato a Pisa il 10 aprile del 1990. Dopo il liceo classico e qualche esperienza fra assicurazioni, network marketing e lavori stagionali mi sono iscritto alla facoltà di scienze politiche-studi internazionali dell’Università di Firenze dove, dopo un lungo periodo accompagnato dalla mia passione/lavoro di bagnino di salvataggio è un breve tirocinio negli Stati Uniti, ho conseguito la laurea. Tra le mie passioni rientrano i viaggi, leggere, suonare la chitarra, giocare a calcio ma soprattutto il mare, con tutte le sensazioni e le cure che può offrire senza chiedere nulla in cambio.
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Sono nato a Pisa il 10 aprile del 1990. Dopo il liceo classico e qualche esperienza fra assicurazioni, network marketing e lavori stagionali mi sono iscritto alla facoltà di scienze politiche-studi internazionali dell’Università di Firenze dove, dopo un lungo periodo accompagnato dalla mia passione/lavoro di bagnino di salvataggio è un breve tirocinio negli Stati Uniti, ho conseguito la laurea. Tra le mie passioni rientrano i viaggi, leggere, suonare la chitarra, giocare a calcio ma soprattutto il mare, con tutte le sensazioni e le cure che può offrire senza chiedere nulla in cambio.
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