7.8 C
Roma
venerdì 21 Gennaio 2022
- Advertisement -

Trattativa Stato-Mafia: nuove rilevazioni che disegnano un nuovo scenario

Il Maxiprocesso ed il ruolo di Buscetta

Formalmente il Maxiprocesso si è concluso il 30 gennaio 1992, con la sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito la condanna degli esponenti di Cosa Nostra. Fondamentali sono state le rivelazioni di Tommaso Buscetta. Don Masino, il grande traditore di Cosa Nostra (mai pentito) e collaboratore di giustizia, ha rivelato al giudice Giovanni Falcone tutta l’organizzazione del fenomeno mafioso nel territorio siciliano. Le sue dichiarazioni hanno attribuito un volto agli assassini di centinaia di giudici, magistrati, poliziotti ecc. Tuttavia, su una questione in particolare Buscetta non ha saputo rispondere: le eventuali implicazioni dello Stato in quegli stessi orrendi crimini. Le reali dinamiche della così detta “Trattativa Stato-Mafia”.

Buscetta aveva fatto il nome di Giulio Andreotti, senza però riuscire a portare avanti le sue accuse. Accuse di un collegamento tra l’allora Presidente del Consiglio e Cosa Nostra che i tribunali riuscirono a dimostrare negli anni a venire.

Le incongruenze tra le due stagioni stragiste

Se il quadro del 1991-1992 più o meno è stato definito, la stagione stragista del 1993-1994 ha costituito un grande punto interrogativo fino a qualche settimana fa. Le rivelazioni di Riggio, guardia penitenziaria a contatto con i boss dell’epoca e ora collaboratore di giustizia, stanno iniziando a fare luce sul rapporto tra le più alte cariche dello Stato e la criminalità organizzata. Già alcuni magistrati (tra i quali Nino di Matteo) avevano notato diverse incongruenze tra le stragi del ’91-’92 e quelle del ’93-’94. Fin dalla sua comparsa Cosa Nostra, ma più in generale la mafia, ha sempre avuto un modus operandi finalizzato alla “regolazione dei conti”: si individuavano coloro che dovevano essere uccisi e si eliminavano.

Nella stagione ’93-’94 però questa metodologia viene completamente abbandonata. Si preferisce organizzare veri e propri attentati, per lo più al di fuori della Sicilia. Cosa che non era mai stata fatta. Se inizialmente in primo piano c’era la mafia e nello sfondo lo Stato, molti indizi lasciano intendere che, nell’arco di pochi anni, queste posizioni si siano invertite. Le bombe posizionate a Roma, Milano e Firenze sembrano proprio voler depistare le indagini dei PM. Forse, per tenere nascosti atroci segreti.

Il controllo della violenza era la condizione necessaria per ricomporre l’organizzazione, messa in crisi anche dal gran numero di mafiosi divenuti collaboratori di giustizia. Oltre a ciò, era fondamentale anche riprendere e consolidare i rapporti con il contesto sociale e con pezzi delle istituzioni.

Chi è Pietro Riggio?

Pietro Riggio è il collaboratore di giustizia che (forse) tutti stavano aspettando. Arrestato per la prima volta nel 1998 durante l’operazione “Grande Oriente”, subito iniziò a parlare di “accordi politici”. Le sue rivelazioni sembrano scoprire nuove relazioni e nuovi protagonisti. Davanti alla Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Angelo Pellino, Riggio ha fatto nomi e cognomi di soggetti “terzi” coinvolti nelle stragi mafiose. Tra essi, quello di Marcello dell’Utri. Descritto come il deux ex machina che ha indicato i luoghi delle Stragi in Continente.

Nella deposizione ai PM, Riggio giustifica quest’affermazione asserendo che Riina non avrebbe potuto indicare luoghi così specifici e strategici. Non ne poteva sapere nulla. Era il “professore” (soprannome attribuito a dell’Utri), l’uomo che “manovrava i fili” della stagione stragista. Ma le dichiarazioni di Riggio non si fermano qui. Il collaboratore di giustizia si concentra anche sulla questione di Luigi Ilardo, sul (presunto) suicidio di Gioè. Secondo Riggio, l’ordine di uccidere Ilardo proveniva da una fonte istituzionale, mentre il suicidio in carcere di Gioè non sarebbe stato un vero suicidio. In carcere, secondo l’ex guardia carceraria, Gioè sarebbe stato ucciso da uomini in “tuta mimetica” che, nel tentativo di farlo confessare, avrebbero causato la sua morte.

L’intero assetto istituzionale, a detta di Riggio, sarebbe stato a conoscenza di questi legami e avrebbe anche partecipato ai vari illeciti compiuti. Durante l’interrogatorio si parla di carabinieri, agenti speciali e altri uomini coinvolti nella trattativa Stato-Mafia.

Le rivelazioni di Riggio sono un vero e proprio terremoto politico. Adesso il compito dei PM è quello di accertare la veridicità delle sue parole. Lo stesso Nino Di Matteo accerta, effettivamente, possibili legami tra le rivelazioni dello stesso Riggio e le caratteristiche che hanno avuto le stragi del 93′-94′. Membro del Csm, Di Matteo è stato reintegrato da poco all’interno del pool antimafia, in quanto precedentemente escluso a causa di alcune dichiarazioni rilasciate in un’intervista, proprio in merito al processo ed alcuni suoi “onorevoli” protagonisti. In realtà Di Matteo si era semplicemente limitato a mettere in fila elementi già consacrati, attraverso atti processuali non più coperti da segreto.

Si preannunciano tempi duri, soprattutto per coloro che avevano definito il processo sulla Trattativa Stato-Mafia “una boiata pazzesca”.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -