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sabato 23 Ottobre 2021
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La Tregua di Natale: quando l’umanità sconfisse la Grande Guerra

Fronte francese, dicembre 1914. Da alcuni mesi, tedeschi, francesi e britannici combattono quella che passerà alla storia come la Grande Guerra: un massacro di 17 milioni di persone. I più cadono in insensate sortite decise dagli alti comandi, baionetta alla mano, sotto la pioggia di proiettili delle mitragliatrici nemiche. Durerà oltre quattro anni.

Eppure, per la notte di Natale le armi tacciono.

Non è una tregua concordata; i due schieramenti sono ben armati e schierati nelle rispettive trincee, l’uno di fronte all’altro, separati da un centinaio di metri di filo spinato, crateri e cadaveri. Tra i soldati dei due fronti ancora si contano numerosi volontari, arruolatisi per difendere la patria da un nemico crudele, omicida, disumano.

Eppure, incredibilmente, a poco a poco l’aria risuona dei canti di Natale.

Secondo le testimonianze, è dalle trincee tedesche si sarebbero levati i primi cori, ripresi nel giro di poco tempo dai britannici schierati dall’altra parte. A poco a poco, contro ogni disposizione ufficiale, oltre 100.000 uomini usciranno spontaneamente dalle trincee per incontrarsi nella terra di nessuno, scambiarsi piccoli regali e improvvisare partite di calcio. È quella che verrà poi ricordata come la “tregua di Natale”.

I fatti del Natale 1914 furono largamente oscurati nella stampa dei paesi belligeranti, dove un simile episodio contraddiceva clamorosamente mesi di bombardamento mediatico nazionalista e guerrafondaio. Una volta entrata in guerra, tutta la nazione doveva essere mobilitata per annientare il nemico che, nel migliore dei casi, veniva dipinto come un mostro profanatore di chiese e violentatore di donne.

In paesi neutrali come l’Italia, viceversa, questi avvenimenti trovarono un’eco maggiore. Il quotidiano fiorentino La Nazione, addirittura, riportò ai suoi lettori come le partite di calcio, disputate tra nemici armati, fossero invece animate da grande fair play!

Nonostante la censura dell’epoca, in tempi più recenti la tregua di Natale è stata riscoperta e le testimonianze dei sopravvissuti documentate. Nel 2005, addirittura, è divenuta oggetto di un film, Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia.

Al giorno d’oggi, un pensierino ai fatti accaduti un secolo fa tanto male non può fare. In un contesto odierno fatto di tensioni crescenti, dove rabbia e stereotipi prendono spesso il sopravvento sul dialogo, il ricordo di episodi come quello della tregua di Natale placa i bollenti spiriti quasi quanto una doccia gelata.

Basta un confronto disteso, libero da pregiudizi, per riportarci alla nostra dimensione originaria: per quanto sporco, brutto e cattivo possa sembrarci l’altro, alla fine non è poi così diverso da noi. È questa la battaglia d’umanità per cui, forse, ha ancora senso combattere.


A cura di Francesco Merlo

Francesco Merlo
Cresciuto tra i boschi e i cinghiali dell'Appennino fiorentino, dopo il diploma classico ha approfondito la propria formazione universitaria a Firenze, Torino, Lione, Bruxelles e Londra, per poi trasferirsi in Tanzania; qui ha lavorato un anno come assistente di progetto per lo sviluppo agricolo nella regione di Morogoro. Collabora oggi con il think tank italiano T.wai - Torino World Affairs Institute.

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