Inaugurata agli Uffizi il 27/06/2019 e in programma fino al 27/10/2019, la mostra in questione rappresenta un tuffo nell’Italia dei ghetti ebraici oltre che un inusuale, ma intensamente vissuto, viaggio nell’arte e nella storia di questo arcano popolo. L’esposizione, dal titolo “Tutti i colori dell’Italia ebraica. Tessuti preziosi dal Tempio di Gerusalemme al prêt-à-porter”, offre una lettura dello sviluppo, della storiografia e del multiculturalismo del popolo ebraico restituita attraverso la tessitura: una fra le arti meno note.

È una rassegna di amplissimo respiro su un tema mai affrontato prima in una grande mostra e che già da tempo meditavo di realizzare, finché gli Uffizi e un gruppo di specialisti d’eccezione lo hanno reso possibile. Il visitatore rimarrà sorpreso dalla varietà e ricchezza degli oggetti esposti, che spaziano dai solenni parati liturgici ai doni diplomatici, dagli abiti ai ricami, dai ritratti al prêt-à-porter e molto altro: sono le fitte, preziose trame del popolo ebraico in Italia”, afferma il Direttore delle Gallerie degli Uffizi. “Il rapporto tra il mondo ebraico e l’arte tessile ha origini millenarie. Attraverso i secoli è stato alimentato da suggestioni bibliche, vocazioni cultuali, necessità contingenti e opportunità imprenditoriali. Sacro e profano, storia di un popolo e cronaca familiare si intrecciano. Disegnano trame che trovano il filo conduttore nella predilezione per questi manufatti, rivelandoci inoltre le ragioni per cui spesso gli ebrei ne furono e ne sono collezionisti esperti e studiosi competenti”, sottolinea il direttore Eike Schmidt.

Dopo le poche esposizioni promosse per intenti propagandistici prima della seconda guerra mondiale – sottolineano le curatrici Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchii tessuti non sono mai stati in primo piano e, se esposti, sono stati subordinati ad altre categorie come pittura e scultura, a meno che non si trattasse di grandi cicli di arazzi ritenuti da sempre tangenti alle arti maggiori. Qui per la prima volta i tessuti, e in particolare quelli ebraici, sono protagonisti di una esibizione accolta negli ambienti delle Gallerie degli Uffizi. Un percorso che non solo valorizza l’indubbia bellezza degli intrecci e dei ricami in quanto oggetti d’arte, ma che li contestualizza nella loro tradizione biblica, li interpreta dal punto di vista iconografico, li analizza nelle loro strutture e decorazioni all’interno della storia degli ebrei italiani, che dei tessuti furono anche importanti collezionisti, fino ad arrivare ad alcune delle maggiori firme nel campo della moda”.

I preziosi paramenti cerimoniali – spiega Dario Disegni, presidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italiarappresentano una delle poche forme di espressione artistica che la popolazione ebraica ha potuto praticare direttamente. Essi ci rammentano le rigide restrizioni a cui gli ebrei furono soggetti all’epoca dei ghetti, quando il commercio di stracci e tessuti usati costituiva una delle pochissime attività consentite. Quest’antica consuetudine si tradusse poi, con l’emancipazione, nel collezionismo di opere tessili, nonché nell’imprenditoria e nel design di questo settore”. Grazie alla mostra si ricongiungono opere affini per tecnica, epoca o provenienza, che nel tempo sono tuttavia andate smembrate tra le collezioni di prestigiosi musei in tutto il mondo”. Viene inoltre offerte l’occasione unica ai depositi delle comunità italiane di dar visibilità a opere straordinarie, talvolta inedite e talaltra appositamente restaurate”.

Il percorso espositivo, che parte dai tempi antichi del Tempio di Gerusalemme e del sommo sacerdote Aronne e arriva fino al ’900 e all’imprenditoria moderna, si articola in 8 sezioni. All’interno di ciascuna di esse si affrontano i temi del ruolo della scrittura come motivo decorativo, dell’uso dei tessuti nelle sinagoghe, del ruolo della donna e altro ancora.

Nella concretizzazione della loro arte, l’unica a loro concessa, le comunità ebraiche risentivano sia dell’influenza dell’Oriente sia di quella delle popolazioni del bacino del Mediterraneo, con cui da sempre intrattenevano fiorenti scambi commerciali e sulle cui rotte s’innestavano orizzonti ampliati e contaminazioni stilistiche (un esempio concerne i parokhet di manifattura ottomana risalenti ad inizio XVI secolo).

La produzione ebraica dei tessuti, come anche degli argenti e di altre tipologie di arti decorative, è intimamente legata alla storia dell’arte italiana in una dimensione più generale. Essa ha risentito nei secoli dei cambiamenti di gusto della civiltà artistica italiana e a sua volta li ha determinati e influenzati. Per questa ragione la mostra riguarda tutti e accende le luci della ribalta su un patrimonio comune, incredibile per qualità e quantità, che merita di essere, promosso, tutelato e soprattutto raccontato, perché lo si conosca in tutta la sua ricchezza” – commenta Di Castro, presidente della Fondazione per il Museo Ebraico di Roma.

Tra variopinte stoffe, audaci merletti, oggetti di culto e di uso quotidiano e parati liturgici, obbligatoriamente aniconici e tuttavia portati a esaltare ogni dettaglio decorativo o astratto, troviamo in mostra circa 140 opere. Tra esse spiccano le spettacolari paròkhet, tende ricavate dai coloratissimi abiti che le spose indossavano nei giorni di festa aventi funzione di proteggere la parte più sacra della sinagoga,  donate poi alla Scola d’appartenenza, le finemente lavorate Mappot o gli antichi Aròn ha-qòdesh, che custodivano i rotoli del Sefer Torah, protetti dal Me’ìl e dalla Mappah.

Il direttore Schimidt, nel citare un esempio di emancipazione, dimostrazione di talento imprenditoriale e di impegno civile da parte delle famiglie ebree, ricorda la “città-fabbrica” che la famiglia ebraica Forti creò nella località La Briglia, a Vaiano di Prato. In quella circostanza fu messo in piedi un modello di “fusione sociale illuminato”, inclusivo di chiesa, presidio medico, botteghe e perfino un teatro.


A cura di Azzura Tasselli

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Azzurra Tasselli

Azzurra Tasselli

Mi presento: mi chiamo Tasselli Azzurra, ho un diploma Magistrale conseguito alla Giovanni Pascoli, dove ho frequentato per 5 anni il liceo socio-psico-pedagogico. Dopodichè mi sono laureata in Filosofia, indirizzo Filosofia Morale, al Pellegrino in via Bolognese (facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Filosofia, Università degli Studi di Firenze). Attualmente lavoro al C.S.E Il Totem e alla biblioteca delle Oblate a titolo di inserimento socio-terapeutico.
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Azzurra Tasselli

Mi presento: mi chiamo Tasselli Azzurra, ho un diploma Magistrale conseguito alla Giovanni Pascoli, dove ho frequentato per 5 anni il liceo socio-psico-pedagogico. Dopodichè mi sono laureata in Filosofia, indirizzo Filosofia Morale, al Pellegrino in via Bolognese (facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Filosofia, Università degli Studi di Firenze). Attualmente lavoro al C.S.E Il Totem e alla biblioteca delle Oblate a titolo di inserimento socio-terapeutico.
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