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mercoledì 8 Dicembre 2021
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“Undercover BOSS”, le contraddizioni della società a stelle e strisce

Undercover Boss è uno show televisivo come tanti, il genere di intrattenimento che non ha un accidente di contenuto da esprimere, il tipo di televisione che ti fa benedire il servizio pubblico e il canone Rai.

Questo programma televisivo tuttavia, come del resto tanta altra spazzatura da teleschermo, ha in serbo qualche spunto che merita una riflessione: in effetti, spesso i reality di intrattenimento sono uno specchio importante della cultura di massa.

È bene precisare fin da subito che si tratta di un reality show americano. Il format prevede che il titolare di una grande azienda si travesta per andare ad ispezionare “in incognito” una delle sue attività, spesso si tratta di franchising o di grandi compagnie di servizi.

Nel caso non fosse il titolare ad effettuare l’incursione potrebbe trattarsi anche di un manager o un membro del consiglio di amministrazione. Ad ogni modo, è sufficiente che sia rimpinguato di quattrini e bastantemente in alto nella scala gerarchica.

Insomma, si tratta di quell’1% di popolazione appartenente alla classe che detiene il 20% della ricchezza sociale totale (redditi da lavoro e da capitale), in visita dalla classe più povera detenente anch’essa un 20% di ricchezza totale: ma distribuito su una fascia di popolazione del 50%!!

Il superdirettore di fantozziana memoria dunque si traveste e scende a fare un tour fra i comuni mortali alle prese con le fatiche quotidiane. I lavoratori dell’azienda di cui fa parte che devono passare con lui una giornata (convinti che si tratti di un aspirante dipendente), e comincia la magia.

Più i lavoratori sono disgraziati e meglio è: madri single afroamericane con figli a carico, vedovi di mezza età che devono sobbarcarsi il costo della madre molto malata, genitori di figli problematici, e chi più ne ha più ne metta.

L’importante è che si tratti di persone con seri problemi finanziari e uno stipendio da fame, a cui corrispondono altrettante gravi difficoltà di svariata natura.

Così il superdirettore partecipa allo strazio. A volte piange, a volte si emoziona, e alla fine convoca tutti nel suo ufficio dove svela il travestimento. Mutatis mutandis il “boss” getta via il costume e diventa un angelo custode che si sobbarca le sofferenze dei figli del popolo.

Il deus ex machina comincia a spendere e spandere i soldi della compagnia in una catarsi smielata di lacrime, ed in quel momento da “capo” diventa amico e salvatore: i dipendenti dalla vita disastrata si commuovono, e il dirigente è felice perché ha aiutato cinque persone.

Ciò che passa ai telespettatori, invece, è che sia stata salvata l’intera fascia sociale alle prese con stipendi da fame e istituzioni assenti.

Cominciamo a vedere qualche aspetto un po’ più da vicino: una delle prime cose che colpiscono è il fatto che il capo diventi improvvisamente un amico. Il fatto di aver lavorato nello stesso ambiente pensando di condividere bene o male la stessa routine porta i dipendenti ad aprirsi e a condividere le preoccupazioni legate alla propria situazione.

Queste preoccupazioni naturalmente si riferiscono al contesto sociale americano, in cui gli appartenenti ai ceti sociali più bassi sono endemicamente esposti ad una serie di problemi: sicurezza dei quartieri in cui vivono, bassa qualità dell’istruzione per i figli, assistenza sanitaria che non garantisce i servizi fondamentali, eccetera eccetera…

Il capo ascolta attentamente, e probabilmente è sinceramente coinvolto, così sullo schermo appare estremamente umano: cessa di essere il capo e diventa parte di ciò che lo circonda, come un amico empatico (complice il travestimento).

Questo in realtà rispecchia una tendenza non esclusivamente a stelle e strisce: ormai nessuno vuole più essere un capo in ambito lavorativo.

Parafrasando le parole di Slavoj Žižek, ingannarsi fa parte del gioco sociale, nel senso che sono tutti salvi dall’incubo marxista del capitalista che sfrutta l’operaio, e dunque si lavora come un team di amici volto al successo della compagnia.

Peccato che una volta che si sia timbrato il cartellino ci si ritrovi nella società vera dove la ricchezza è sempre più polarizzata e concentrata nei ceti alti della popolazione. Il che naturalmente non vuol dire che sia d’uopo boicottare l’azienda, ma forse sarebbe altrettanto auspicabile non far finta di trovarsi in una situazione paritaria, perché tanto paritaria non lo è.

Il fatto che questo elemento sia parte del reality show in effetti non è sorprendente, è degno di nota invece il fatto che essendo un tipo di intrattenimento di massa, i contenuti siano riferiti in accordo alla cultura condivisa.

E dunque il messaggio concorde è il fatto che sia naturale aver superato un certo tipo di antagonismo sociale, che non esistono più sfruttatori e sfruttati, nonostante le serie storiche della distribuzione della ricchezza mostrino il contrario.

E dunque ecco servito il primo elemento di cultura pop made in the USA, condito con un bel montaggio e qualche pubblicità.

Il secondo elemento di interesse è il riferimento alla cultura del lavoro calvinista che viene fuori per i dipendenti redenti. Naturalmente essendo uno show americano è naturale che i valori siano conformi ad una cultura socio politica a del genere: dove emerge il revival da sogno americano?

Nel fatto che alla fine i meritevoli vengono salvati, a conferma del fatto che se si lavora sodo e ci si impegna molto alla fine il riconoscimento arriva.

Peccato che il più delle volte non arrivi per niente nel tipo di lavoro che viene mostrato nello show, dato che si tratta in larga misura di lavori poco qualificati, e spesso riferibili alla new economy postmoderna dei servizi.

Se si ha presente un servizio di call center non occorrerà sforzare troppo la fantasia per immaginare che le possibilità di carriera non siano granché.

L’ultimo elemento su cui vale la pena soffermarsi è la distribuzione a pioggia di fondi della compagnia per risolvere le magagne private dei lavoratori (alias la fine della puntata). C’è qualcosa di male? Apparentemente no…

Però questo elemento rimanda ad una tendenza tipica della cultura americana di affidarsi alle istituzioni di carità per servizi che dovrebbero essere garantiti dallo stato, e non dipendenti dalle buone grazie dei filantropi.

Così il “boss” si sobbarca gli oneri che dovrebbero essere garantiti di legge in uno slancio di generosità, facendo le veci dei servizi sociali e dell’assistenza sanitaria: provvedendo con donazioni a fare quello che potrebbe essere finanziato pubblicamente con le tasse sul capitale, e sull’impresa.

Alla fine, il fortunato lavoratore che si vede tolte le castagne dal fuoco può tirare il fiato per un attimo, e per un attimo sono salvi anche tutti i telespettatori. In quel momento realmente la pagliacciata televisiva risolve i problemi di tutti i disgraziati che stanno sul gradino più basso della fascia sociale, e sono tutti vincitori. È quantomeno un fatto curioso.

Naturalmente questo tipo di show televisivo è confezionato negli Stati Uniti e perde un po’ di gusto per il pubblico italiano. Però forse proprio in virtù di una certa lontananza culturale è più facile cogliere i tre temi trattati in precedenza.

Insomma, con un po’ di spirito critico e abbastanza pazienza da tollerare una puntata intera del programma si può trovare di che riflettere, quello che risulta interessante è in effetti proprio la rappresentazione pop della società americana offerta ai telespettatori.

Un misto agrodolce in cui elementi che potrebbero basare una critica sociale si fondono all’evergreen del “ce la puoi fare”, insomma uno spaccato della società americana creato per gli americani: nella più squisita forma dell’intrattenimento di massa.

 


A cura di Corso Pecchioli

Corso Pecchioli
Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri, i gloriosi anni '90, troppo presto per essere abbastanza social. Pessimista di professione, critico a tempo pieno, impiego il tempo libero tra lettura, pesca, cinema, boxe, ukulele, motocicletta e campeggio. In ordine sparso e con risultati variabili.

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