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sabato 31 Ottobre 2020
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Vino vs Coronavirus: la ripartenza del settore vitivinicolo dopo il lockdown

“Il vino è vita e amore”

Esordisce così Cotarella, capitano del veliero Assoenologi sul numero di Aprile de L’Enologo, mensile che da più di cent’anni dà la parola ai tecnici italiani del settore vitivinicolo. Mai come in questo 2020 il veliero sta faticando a tenere la rotta. Iniziato con il pieno regime della Brexit – i cui effetti ancora non sono chiari, ma si prevedono impattanti – e proseguito sulle note di un macabro leitmotiv verso il Covid-19.

 

La forza del vino italiano, nonostante tutto

Eppure sembrava iniziato sotto una buona stella. La corrente dei dazi di Trump aveva infatti schivato il nostro mare di vino. Seppur non risparmiando, purtroppo, Pecorino e Parmigiano. Il fervente desiderio di un’ottima annata dal punto di vista politico e burocratico era stato rafforzato anche dal mantenimento del Mercato Unico Europeo nonostante la Brexit, che ci avrebbe consentito di commerciare in tutta tranquillità con la Gran Bretagna, almeno fino alla fine dell’anno.

Invece eccolo, un fulmine a ciel sereno, il virus maledetto. Proprio quando i primi dati Istat sull’export dichiaravano per il 2019 un +3,6% sul fatturato totale. Proprio quando ci stupivamo gioiosi dei dati sull’enoturismo, che ha visto un incremento costante a partire dal 2016, raggiungendo un valore complessivo di 93,9 miliardi, con 30.000 cantine aperte al pubblico e 150 strade del vino dislocate in tutta la Penisola. Eccolo lì il Covid-19, subdolo, infame, a sbarrare la strada. Come a testare nuovamente la forza del nostro vino, la forza dei viticoltori e degli enologi di tutta Italia. Ora non c’è più tempo per guardarsi indietro, bisogna focalizzarsi sulla ripartenza. Così come in primavera la vite, col ‘pianto’, riprende la propria attività, così noi,  dopo aver pianto, riprenderemo l’inesorabile risalita.

“Perché inesorabile?” chiederete voi. Perché da sempre questo settore procede nonostante tutto e tutti. Sfido chiunque a smentirmi quando dico che a livello di prestigio internazionale e fama, il vino è sul podio tra i prodotti italiani che conferiscono alla nostra penisola un vanto. Il merito principale è senza dubbio dell’innata varietà ampelografica1 della nostra terra, del mare, delle montagne e delle sconfinate colline coltivate a vite. Il merito è anche degli uomini, delle loro storie, delle loro fatiche, delle loro vite con le quali la storia del vino e dell’Italia brinda. Nel rispetto di ciò dobbiamo ripartire, con coscienza di ciò che è stato, ma con maggiore spregiudicatezza, con grinta da vendere. “C’è saggezza nel vino”,  come diceva lo scrittore Jack Kerouac. E di tale saggezza dobbiamo avvalerci per far sì che la ripartenza avvenga senza strappi. Lenta, ma continua e decisa.

Filari vitivinicoli italiani

 

Da dove ripartire?

Volendo semplificare il problema, il danno non è tanto a carico nelle attività agricole, vitivinicole e non, poiché esse sono state le prime a poter riprendere, se non addirittura mai arrestate. Il problema principale sta nella chiusura prolungata dei ristoranti, o nei casi peggiori il loro fallimento. Nella difficoltà a riprendere qualsivoglia rapporto commerciale con l’estero. Nella mancanza di turismo, e dunque nel mancato acquisto del prodotto anche da parte delle strutture alberghiere. In sostanza, nel blocco del settore HoReCa: Hotel, Restaurant, Café.

In aggiunta vi è il rischio sempre più incombente di avere delle giacenze di magazzino che verosimilmente non si smaltiranno ad andare alla prossima vendemmia, quando ci si ritroverà davanti al tedioso quesito: come procediamo? Non si vendemmia o si vendemmia e si destina a sottoprodotti il vino che già abbiamo?

Le misure che ci aiuterebbero non poco a rimettere in moto l’intero sistema sono state avanzate da più di duecento vignaioli sparsi in tutta Italia tramite una petizione – alla quale ho personalmente aderito – indirizzata a Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. La petizione, articolata in 6 punti, ha l’obiettivo di dare agli organi competenti un suggerimento da parte di coloro che il vino lo vivono nel quotidiano. E di mettere in guardia i burocrati da eventuali cinici senza scrupoli che approfitterebbero della situazione per evitare di pagare i fornitori o per avanzare la pretesa di sconti osceni, rovinando il valore del Vino Italiano.

Esposizione tipica di vini nei ristoranti

 

La petizione

Dal primo punto della petizione emerge la necessità di poter mantenere il margine di guadagno tale e quale a quello prospettato prima della pandemia, onde garantire una qualità assoluta e piena tutela delle proprie denominazioni e marchi.

Al secondo punto vi è una categorica presa di posizione contro le richieste delle pratiche di conto vendita e omaggi, ritenute sleali. Il motivo, pare ovvio, è lo stesso del punto primo.

Successivamente troviamo la richiesta esplicita ai clienti del rispetto dei pagamenti di tutte le forniture effettuate al 31/12/2019, poiché allora il mercato non aveva ancora subito una flessione così importante.

Al punto numero quattro vi è invece una dolce apertura nei confronti dei distributori HoReCa, che consiste in una linea di credito agevolata per permettere a ristoranti, enoteche e alberghi di avere una minor pressione commerciale, sicuramente gradita.

La quinta riflessione indirizzata al Governo e ai suoi organi è un impegno a mantenere prezzi leali nella vendita diretta ai consumatori. Grazie a ciò si eviterà di rendere totalmente inaccessibile la distribuzione HoReCa: un atto di lealtà.

Un pensiero è poi rivolto alla spirito collaborativo fra tutti gli attori della filiera vitivinicola, che d’ora in avanti dovrà rafforzarsi. Affinché il settore riprenda la trionfale marcia bruscamente interrotta e, anzi, si ponga obiettivi più arditi.

In conclusione, ritengo che sarebbe necessaria un’operazione di comunicazione finalmente efficace che rafforzi il brand del Vino Italiano nel mondo, che vada ad esplorare mercati non ancora sondati, lontano dal terreno sdrucciolevole degli Stati Uniti o del Regno Unito. È inoltre evidente la necessità di uno snellimento burocratico – male italiano per eccellenza – che aumenti la flessibilità di pratiche strettamente legate al settore, come l’impianto di nuovi vigneti o la ristrutturazione di quelli già esistenti. ultima ma non ultima, la doverosa iniezione di denaro come sostegno e rilancio dell’economia vitivinicola.

Non vi è alcun dubbio che il timone sia in mani salde. La navigazione verso acque sicure è appena iniziata e non sarà facile, ma la fede incrollabile che gli uomini da millenni ripongono nella vite sarà la nostra ancora di salvezza.

 

1 L’Ampelografia è la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni attraverso schede che descrivono le caratteristiche dei vari organi della pianta nel corso delle diverse fasi di crescita.


A cura di Francesco Gambarelli

Francesco Gambarelli
Francesco Gambarelli
Originario di Modena, dove vengo al mondo del 1996. La passione dell'agricoltura trasmessa dai nonni. Una vita passata in campagna, nello specifico nel vigneto di famiglia. Laureato in viticoltura ed enologia all'università di Bologna, con una tesi sui Paesi emergenti nel panorama vitivinicolo mondiale. Sommelier AIS. Profondamente innamorato del vino e delle storie che esso porta con sé. Amante di film, divoratore di libri e cultore delle citazioni.”Una bottiglia di vino implica la condivisione; non ho mai incontrato un amante del vino che fosse egoista.”

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