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giovedì 19 Maggio 2022
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Wisdom: l’azienda informatica che cura le cause, non i sintomi

Dalla passione per il computer coltivata fin da bambino all’apertura di un’azienda che sovverte le regole del mercato: intervista ad Alessandro Calò, fondatore di Wisdom.

Alessandro, quando e com’è nata la tua passione per il mondo dell’informatica?

“Tutto è cominciato quando avevo circa 5 o 6 anni, quando hanno regalato a mio fratello un MSX su base Basic. Vedere questa scatolina che tirava fuori “roba” -uno schermo con alcuni elementi che si muovevano, sul quale potevi anche scrivere- mi ha da subito incuriosito molto. Un giorno, dopo aver visto come collegarlo, riuscii a farlo partire e quindi a giocarci, innescando l’ira di mio fratello. Mio padre, per calmare le acque, decise di restituirgli l’MSX e di comprarmi il mio primo computer, un Commodore 64, già con i floppy disk da cinque pollici e mezzo. Ho iniziato a fare qualcosa in più quando mi hanno regalato, se non ricordo male per la comunione, un libro di informatica – “ABC dell’informatica” – col quale ho imparato i primi comandi in Basic. Da lì ho scoperto che questi strumenti non servivano solo per giocare: si potevano fare tante altre cose.

Pensa che quell’MSX lo abbiamo usato in questi giorni in azienda, è ancora funzionante. Avevamo necessità di sperimentare una sorgente vecchio tipo, con il cavo composito: è stato perfetto per questo scopo.”

Quali esperienze professionali hai fatto prima di aprire Wisdom?

“Tutto è iniziato nel 2000 quando frequentavo l’Università di Firenze. Lavoravo anche come tecnico informatico e mi sono trovato di fronte operatori che non facevano le cose secondo un metodo, bensì completamente a caso. Quando un cliente portava un computer a riparare, al contrario di come si dovrebbe fare, saltavano tutto il processo di analisi e diagnosi per far ripartire quella macchina il prima possibile, senza capire quale fosse la reale causa del problema. Per fare un paragone, in ospedale, quando un paziente arriva con un braccio rotto, i medici si accertano se sia il caso o meno di fare un intervento e non prendono iniziativa così, come capita, senza fare delle valutazioni preliminari. Io mi sono trovato a lavorare con persone che, quando gli si presentava una persona che aveva l’alimentatore del computer rotto, lo cambiavano e via. A me questo sembrava una follia, perché io invece avrei cercato di capire il perché si era guastato quell’alimentatore prima, eventualmente, di cambiarlo.”

C’era un’esigenza commerciale preponderante alla base?

“Sì, e a me questa organizzazione del lavoro non piaceva per niente. Così ho iniziato a scrivere un sistema, che poi è quello che usiamo oggi in Wisdom, anche se naturalmente è stato migliorato e adattato alla realtà aziendale attuale. Tutte le macchine che entravano subivano una serie di step, un sistema di diagnosi e, prima di metterci le mani, arrivavamo ad avere tutte le informazioni che poi ci servivano per capire cosa fare e come muoverci. Nell’azienda per cui lavoravo, nonostante i risultati manageriali che ho raggiunto, le mie idee hanno sempre cozzato con il mondo commerciale. Dopo nove anni, a causa della crisi finanziaria, abbiamo chiuso il rapporto lavorativo. Questo è stato l’inizio della mia svolta lavorativa. Hanno iniziato a chiamarmi diverse società alle quali avevo mandato il mio curriculum; ho accettato l’unico posto in cui mi avrebbero reso socio. Anche in questo caso ho trovato però una visione opposta alla mia, tanto da farmi maturare la consapevolezza di volermi mettere in proprio.”

E così è nata Wisdom.

“L’idea è stata quella di creare un’azienda che desse risposte ad altre aziende e in ambito universitario e dove le risorse interne fossero divise in due reparti, ricerca e servizi. Così, nel 2016, ho costituito la mia prima società dando vita a questo nuovo progetto, che si chiama appunto Wisdom. Il primo passo fu l’inserimento di una figura dedicata alla ricerca e sviluppo, da affiancare alla parte sistemistica già presente.”

Che cosa differenzia la tua azienda nel concreto rispetto agli altri competitor?

“Ti faccio un esempio, ancora in ambito sanitario. Se stai male e vai in farmacia, è quasi certo che uscirai con una bustina in mano e uno scontrino, ma non avrai mai la certezza che quello che c’è in quella busta è veramente ciò che ti serve.  Se invece di andare in farmacia vai da un medico che non è vincolato da nessun rapporto di collaborazione con nessuna casa farmaceutica e lavora esclusivamente nell’interesse di farti guarire, il risultato potrebbe essere completamente diverso. Noi siamo come quel medico, perché il nostro interesse è dare risposte.

Di recente, uno studio di architettura, ci ha mandato una richiesta di preventivo per la fornitura di diversi computer. Come da nostra prassi, prima di fornire una quotazione, abbiamo fissato una consulenza gratuita nella nostra azienda. Una volta messi a tavolino, abbiamo scoperto che le macchine servivano per un calcolo molto elevato e che i computer scelti dallo studio non lo avrebbero sostenuto. Parlando, ci siamo resi conto insieme che il suo budget non avrebbe coperto l’acquisto dei computer idonei: piuttosto che fornire a prescindere dei computer, abbiamo preferito spiegare in dettaglio a cosa sarebbero andati incontro, sconsigliandoli di procedere con la fornitura. Se io avessi fatto il commerciale gli avrei venduto quella soluzione, perché effettivamente avevamo un buon margine di guadagno, ma così non è stato. Dopo due ore di consulenza il cliente è andato via soddisfatto delle nostre risposte, con una consapevolezza che prima non aveva. Ecco dove facciamo la differenza.”

Come mai hai deciso di diventare partner di Dell?

“Un giorno, una società di ingegneria ci ha contattato per avere una consulenza specifica. Dovevano effettuare un grosso acquisto per delle macchine da calcolo e volevano essere sicuri che le macchine selezionate fossero idonee. In base ai nostri studi e statistiche, abbiamo visto che Dell, su dei modelli precisi, era la soluzione migliore. Da allora, proprio per la qualità del prodotto, ho iniziato a scegliere sempre Dell e non ho mai cambiato.

Dopo circa cinque o sei mesi, mi è arrivata una telefonata da parte di Dell Italia. Dopo aver visto la percentuale di Dell nelle mie vendite, mi hanno chiesto: “Perché fornisci solo noi?” Chi punta ad incassare non vende Dell, dal momento che offre fra i minori margini di guadagno sul mercato. Quando il referente dell’azienda mi ha fatto questa domanda io ho risposto che “fornisco solo Dell perché in base ai miei studi ho visto che i vostri progetti sono i migliori”. E lui mi ha detto: “Ma quali studi?”. Dell non era abituata ad avere aziende con un approccio al lavoro come il nostro. È stato proprio raccontando a questo ragazzo il nostro metodo di lavoro che mi ha chiesto se poteva farmi contattare dal manager. Dopo pochissimi giorni mi ha chiamato il responsabile dell’area Dell Italia. È venuto a trovarci, gli abbiamo fatto vedere ciò che facevamo. Lui è rimasto molto colpito, tanto da proporci di lavorare insieme, stringendo una partnership. Di fatto, noi e Dell ci siamo scelti perché abbiamo la stessa mentalità.”

Con la tua attività collabori anche con le scuole e le università. Come siete entrati in contatto? Che tipo di rapporto professionale avete instaurato?

Ho deciso di schierarmi con Dell in tutto e per tutto: chi, qualche anno fa, cercava su internet un rivenditore di Dell, trovava me come fornitore ufficiale. I primi contatti sono avvenuti così, a partire dall’online. Fra questi, ci sono state varie persone (tra professori e ricercatori) che avevano una posizione di riferimento a livello universitario. Molti di loro, dopo aver preso da noi delle workstation, hanno iniziato a spargere la voce fra i vari ambienti accademici, generando un passaparola proficuo per l’attività.

Lo stesso è avvenuto nel settore scolastico privato, infatti ora stiamo lavorando insieme all’istituto Marangoni di Firenze. Siamo stati contatti dalla scuola circa un anno fa per una prima consulenza, poiché avevano un problema sulla gestione e manutenzione di tutti i computer interni a cui nessuna azienda era riuscita (senza costi elevati) a dare una soluzione. Abbiamo quindi sviluppato un sistema di simulazione di quello che poi sarebbe stato il progetto finale; successivamente, abbiamo dato vita ad una collaborazione stile “medico – paziente”.”

Quali sono le sfide a cui è chiamato a rispondere il mondo informatico contemporaneo?

“Oggi – per fortuna o purtroppo – tutto quello che abbiamo in tasca è informatico, a partire dallo smartphone. Servirebbe urgentemente una legge per tutelare i consumatori, dal momento che non c’è nessun tipo di controllo rispetto all’utilizzo. La situazione ci espone continuamente a truffe di ogni genere.

Mancano inoltre un’adeguata comunicazione e delle corrette competenze. L’evoluzione che sta avendo la tecnologia dovrebbe andare di pari passo anche con una comunicazione responsabile. Questo si potrebbe correggere già quando una persona è nella fase di apprendimento -quindi a scuola- e per farlo dovremmo incrementare il dialogo tra le aziende e le istituzioni. Anche il problema delle competenze non è secondario. Chiunque può fornire qualcosa senza in realtà essere iscritto a nessun albo; è qui l’errore. Purtroppo il risultato è grave e a volte si ritorce in modo veramente pesante sull’individuo, anche a livello penale.”


Sacha Tellini

Sacha Tellini
Nato il 12 Febbario 1991 a Bagno a Ripoli (FI), ho alle spalle una formazione nel mondo della comunicazione: prima ho conseguito la laurea in Comunicazione, Media e Giornalismo presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, poi ho concluso un Master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi, presso la facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Firenze. Amante della semplicità e animato da un forte spirito di condivisione, mi piace andare alla ricerca di novità che portino curiosità all'interno della mia vita.

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